Family Sharing – il primo progetto di mutuo-affido tra famiglie in condizione di fragilità.

Il progetto Family Sharing è stato ideato e realizzato dalla Cooperativa sociale il Margine, nata dal superamento della psichiatria manicomiale e opera in ambito socio-sanitario, educativo, di inclusione sociale, politiche attive del lavoro, sviluppo locale.

Family Sharing è il primo progetto di mutuo-affido tra famiglie in condizione di fragilità e rappresenta un sistema innovativo di affido familiare, diurno o residenziale: prevede infatti il sostegno tra due famiglie che stanno attraversando un periodo di difficoltà, ma che possono darsi una mano reciprocamente a superarle.

L’idea innovativa e pregnante del progetto è proprio la “reciprocità”: anche se le famiglie stanno attraversando un periodo di difficoltà (hanno bisogno di aiuto), possono comunque aver voglia di condividere le proprie risorse con un’altra famiglia (possono essere di aiuto). Ciascuna famiglia avrà quindi la possibilità di ricevere un aiuto pratico rispetto ai propri bisogni, ma allo stesso tempo di rispondere ai bisogni dell’altra.

Le famiglie quindi non sono più un soggetto passivo destinatario di un intervento di aiuto definito da altri, ma diventano parte attiva di un processo di unione, coesione e condivisione.

Family Sharing si inserisce nella logica della co-progettazione sociale attraverso lo strumento della “sussidiarietà orizzontale”. Il principio che sostiene l’intervento è che il servizio non viene “erogato”, ma co-progettato insieme alle famiglie beneficiarie. Le famiglie hanno così la possibilità di vivere l’esperienza di “farsi risorsa” per un’altra famiglia, valorizzando la propria immagine sociale (la famiglia interiorizza un’immagine di sé positiva) e attivando un processo virtuoso capace di operare un’inversione culturale di prospettiva: da modello caregiver–care receiver (famiglia competente-famiglia disagiata) a modello di peer support.

Il progetto si rivolge alle famiglie della zona est di Torino con particolare riferimento alle zone periferiche, ma può essere inserito in qualunque contesto territoriale.

Il progetto quindi vede la prima fase di individuazione delle famiglie, a cui segue un percorso di affiancamento/tutoraggio da parte di un operatore dedicato (family coach, con funzione di facilitatore del matching), il cui intervento andrà gradualmente a ridursi, fino a essere completamente assorbito grazie a un virtuoso processo rigenerativo attivato dall’interazione tra le due famiglie (che verranno comunque seguite per un periodo di follow-up).

Dopo dei periodi di arresto dovuti al Covid, Family Sharing è partito in maniera attiva da giugno 2021: sono state già contattate alcune famiglie beneficiarie e sono stati fatti i primi colloqui conoscitivi tramite un’attenta valutazione delle risorse e dei bisogni reciproci, condotta delle psicologhe della cooperativa Il Margine.

Il Covid ha necessariamente reso opportuno rimodulare il progetto che ora sta andando avanti in maniera leggermente differente da come era stato progettato, poiché si rende necessario individuare le nuove esigenze e le nuove fragilità emerse durante la pandemia ed è necessario anche dare risposte diverse in quanto non potendo lavorare esclusivamente sulla prossimità e sull’incontro, che era un po’ il focus del progetto, la cooperativa ha dovuto reinventare delle modalità operative parzialmente differenti.

Guarda il nuovo video del progetto per approfondire.

Family Sharing fa parte dei 15 progetti di welfare generativo di Torino Social Factory  programma della Città di Torino, co-finanziati dal Programma Operativo Nazionale Città Metropolitane  e dall’Unione Europea, Fondo Sociale Europeo, realizzati nell’ambito di Torino Social Impact.

Per maggiori informazioni sul programma Torino Social Factory e gli altri 14 progetti che ne fanno parte vai a questo link.

 

Workshop sul progetto CasaBottega 4.0: giovedì 17 giugno

Giovedì 17 giugno 2021 dalle ore 11.00 alle ore 13.00 presso gli spazi di Via Baltea, 3 si terrà il Workshop sul progetto “CasaBottega 4.0”: Spazi creativi per abitare il quartiere.

Il progetto è stato ideato dalla Città di Torino e sostenuto dalla Fondazione Compagnia di San Paolo e realizzato in collaborazione con Sumisura Aps, Città di Torino , Circoscrizione 6, Associazione Respons/Ability, Liberitutti scs.

CasaBottega è il progetto che trasforma le serrande abbassate di Barriera di Milano in laboratori artistici. Un intervento diffuso di rigenerazione urbana per dar vita a luoghi creativi con residenza, per sperimentare tra abitanti e artisti e artiste nuove forme di cittadinanza attiva.

Il progetto ha portato all’apertura di sette negozi chiusi di Barriera di Milano che si sono trasformati in laboratori artistici, artigianali che contribuiscono a cambiare il volto di un angolo della città.

Durante il workshop verranno illustrati gli Aspetti normativi relativi al tema dell’uso temporaneo dei beni immobili privati e i suoi potenziali ambiti applicativi.

E’ possibile seguire il Workshop in presenza (solo 35 posti) o on line. Iscriviti e scegli la tua forma di partecipazione.

Scarica il programma

Progetto Da capo, vestiamoci di nuovo: il negozio che rigenera tessuti sociali

Da Capo è un progetto di economia generativa promosso dalla cooperativa sociale Giuliano Accomazzi, nata a Torino nel 1989, che da oltre 30 anni mette al centro il valore delle persone, il valore dei diritti, il valore dell’incontro, prendendosi cura delle persone e dell’ambiente rigenerando i tessuti sociali e contribuendo al benessere della collettività.

Il Progetto si sviluppa attorno all’idea di ridare vita a capi usati e al contempo offrire la possibilità alle persone di rimettersi in gioco attraverso percorsi lavorativi: rigenerazione quindi non solo di oggetti ma anche di relazioni sia territoriali, sia umane date dalla creazione di una rete di commercianti ed abitanti che vivono in e nei pressi di Piazza Savoia dove ha sede il negozio.

In questo ultimo anno, nonostante le difficoltà e gli ostacoli portati dalla pandemia che hanno visto l’apertura a singhiozzo dell’attività commerciale del negozio, sono comunque state sviluppate alcune significative iniziative: l’arresto dato dal Covid si è rivelato un momento di riflessione su nuove prospettive e sviluppo di competenze e creazione di una rete di contatti nel quartiere in cui Da Capo opera.

Il progetto ha infatti l’ambizione di diventare un punto di riferimento per la comunità promuovendo relazioni basate sullo scambio di opportunità.

Durante l’estate del 2020, è stato allestito il laboratorio sartoriale, dotato di macchine da cucire industriali e di una postazione per lo stiro, spazio in cui  le donne, in inserimento lavorativo, hanno avuto la possibilità di sperimentarsi e di apprendere competenze sartoriali.

Ciò ha consentito alle lavoratrici coinvolte nel progetto, anche durante la chiusura del negozio nel lockdown dello scorso novembre, di dare una seconda vita ai capi non solo attraverso le riparazioni, ma anche attraverso il refashion e l’upcycling nell’ottica di un’economia davvero circolare.

È stata inoltre avviata una campagna di Crowdfunding chiamata Da Capo Baby: grazie al contributo di 127 donatori, è stato resa possibile la creazione di 20 kit nascita composti da indumenti e prodotti per il neonato e la neo mamma, destinati a 20 famiglie che vivono in una situazione di fragilità ma sono anche stati raccolti libri, vestiti, biancheria e prodotti per l’igiene, tutti beni con cui verranno realizzati nuovi kit o che, semplicemente, potranno essere donati ad altre famiglie.

Da Capo non si ferma esclusivamente a uno store, ma diventa un vero e proprio punto di riferimento di un movimento positivo: i clienti contribuiscono con la donazione di abiti, propongono nuove idee e diventano ambasciatori di un brand che “non vede difetti ma solo diversità, quella positiva, stimolante.”

Guarda il nuovo video del progetto per approfondire.

Da Capo fa parte dei 15 progetti di welfare generativo di Torino Social Factory  programma della Città di Torino, co-finanziati dal Programma Operativo Nazionale Città Metropolitane  e dall’Unione Europea, Fondo Sociale Europeo, realizzati nell’ambito di Torino Social Impact.

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Torino unica città italiana selezionata per un percorso di apprendimento sull’economia sociale e solidale

La Città di Torino è stata selezionata per partecipare al programma di apprendimento internazionale promosso dal progetto RRR – Respond Rebuild Reinvent sul tema degli ecosistemi dell’economia solidale e sociale.

RRR, finanziato dall’Unione Europea nell’ambito dei suoi strumenti di politica estera, fa parte dell’iniziativa dell’OCSE – Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico denominata ‘Promoting Social and Solidarity Economy Ecosystems Global Action’ lanciata nel 2020 che coinvolge oltre 30 Paesi.

Torino è l’unica città italiana che parteciperà al programma di formazione e confronto con realtà internazionali. È stata scelta in virtù dell’impegno che da anni sta dimostrando nel supportare l’ecosistema locale dell’innovazione sociale, in particolare attraverso l’iniziativa ‘Torino Social Impact’. Il contesto torinese è infatti riconosciuto come uno dei più ricchi a livello internazionale per le esperienze che promuovono l’economia sociale e solidale.

Durante l’emergenza sanitaria Covid-19, la Città ha attivato iniziative come ‘Torino Solidale’ che hanno mobilitato il territorio in favore dei soggetti più deboli e maggiormente colpiti dalle conseguenze socio-economiche della pandemia.

Respond Rebuild Reinvent – che coinvolgerà 16 organizzazioni a livello mondiale, tra cui UpSocial (il soggetto capofila) e le reti di città Eurocities e Metropolis – vuole mettere in luce e potenziare l’impatto che le azioni attuate dai governi locali possono avere nel fornire risposte veloci ed efficaci durante situazioni critiche come la recente emergenza sanitaria.

Le altre città selezionate, con cui Torino si confronterà, sono Dublino, Bilbao, Rotterdam, San Francisco, Belo Horizonte e Varsavia.

“Siamo molto felici di poter collaborare con il Comune di Torino nella realizzazione del progetto RRR – ha dichiarato Federico Mento, Direttore di Ashoka Italia e principale partner del programma – Negli ultimi anni, infatti, la città si è affermata come hub italiano dell’imprenditoria e dell’innovazione sociale, grazie al prezioso lavoro dell’amministrazione e alla sapiente regia di Torino Social Impact. Siamo così convinti delle grandi potenziali di Torino, che abbiamo deciso di organizzare il summit globale di Ashoka nella città a fine 2021″

Primi risultati del Progetto Pandan Social Hub: sviluppo di comunità

Pandan Social Hub, la cui sede è nel cuore del quartiere di San Salvario, è il progetto gestito dalla Cooperativa Esserci che da più di 30 anni offre servizi alle persone, sul territorio di Torino, con l’obiettivo di aiutarle a stare meglio.

Il progetto nasce dal desiderio di promuovere un approccio al vivere e al consumo consapevole e sostenibile in termini economici, ambientali, sociali e culturali; attraverso la promozione della cultura del lavoro artigianale attento alla qualità delle materie prime, la commercializzazione di prodotti rispettosi dell’ambiente e la valorizzazione del lavoro sociale e cooperativo.

Pandan Social Hub diversifica le sue attività su due piani:

Il piano commerciale con:
un bar e tavola calda, che diventano un luogo di scambio, chiacchiere, incontri ed eventi;

Il piano sociale con:

  1. sportello finanziario: assistenza ed aiuto alle persone che sono in difficoltà nella propria gestione economica domiciliare (gestione del bilancio familiare, indebitamento e sovra-indebitamento, definizione di rapporti con banche, finanziarie, gioco d’azzardo patologico, usura bancaria e criminale);
  2. Alzheimer caffè: attivo dal 2020, supporta le famiglie che hanno delle persone care che sono affette da demenza con l’aiuto di professionisti che si possono incontrare in modo informale, trascorrendo alcune ore in un’atmosfera accogliente e centrata sull’ascolto.

Pandan Social Hub è principalmente uno spazio fisico e virtuale che tiene insieme intonando (fa pandan) persone, cibo, servizi, convivialità, protagonismo e prossimità: infatti la maggior parte delle persone che frequenta il locale ha una relazione con tutti coloro che ci lavorano all’interno perché si vuole proprio dare un taglio diverso sia dal punto di vista commerciale che da quello sociale.

Pandan promuove inoltre l’inserimento lavorativo di persone con disabilità, ed in quest’ultimo anno si è concluso un contratto a tempo indeterminato per una persona con disabilità intellettiva, all’interno del locale e,  partire dal prossimo giugno, con l’apertura serale, verrà inserito nello staff un altro ragazzo con disabilità intellettiva.

Il progetto è iniziato proprio in concomitanza del Covid-19, ma ciò non è stato un ostacolo bensì ne è scaturita la possibilità di avere una maggiore progettazione e di riuscire a instaurare nuove relazioni che si sono rivelate utili per il prosieguo delle varie iniziative promosse che ovviamente hanno avuto una breve battuta d’arresto ma che poi hanno subito ripreso e continuano ad essere portate avanti in questi mesi.

Guarda il nuovo video del progetto per approfondire.

Pandan Social Hub fa parte dei 15 progetti di welfare generativo di Torino Social Factory  programma della Città di Torino, co-finanziati dal Programma Operativo Nazionale Città Metropolitane  e dall’Unione Europea, Fondo Sociale Europeo, realizzati nell’ambito di Torino Social Impact.

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Primi risultati del Progetto Fattore Comunità: famiglie moltiplicatori di prossimità

Fattore comunità è un progetto realizzato dalle ACLI della Città Metropolitana di Torino che sono il capofila, con i propri servizi di patronato e CAF, insieme all’Unione Sportiva Acli e alle due cooperative Educazione Progetto e Solidarietà.
Il progetto ha costruito una rete di servizi e proposte territoriali che facilita la gestione quotidiana della famiglia e la supporta su questioni che riguardano la salute, l’assistenza domiciliare, la burocrazia, la fiscalità, la casa e i suoi imprevisti.

L’obiettivo di Fattore comunità è quello di realizzare un modello sperimentale di welfare comunitario basato sulla realizzazione di luoghi integrati in cui le famiglie possano ricevere servizi, supportarsi a vicenda e delegare compiti di cura al fine di riacquisire tempo/energie per assumere un ruolo di attore sociale e culturale del territorio, divenendo così anche un generatore di socialità che stimoli lo scambio e il dialogo tra le persone.

Il progetto consiste in tre diverse tipologie di attività:

servizi rivolti alle famiglie: servizi di assistenza e di accompagnamento all’utilizzo delle prestazioni di welfare;
corsi e laboratori pre professionalizzanti: rivolti a persone con una certa fragilità che si sono allontanate dal mercato del lavoro;
attività di comunità: rafforzamento dei legami di comunità attraverso occasioni di scambio di mutuo aiuto tra le famiglie stesse.

Fattore Comunità agisce nel quartiere tra Lingotto e Mirafiori, quartiere molto ricco di iniziative ma nel quale la povertà è purtroppo presente: si rivolge quindi sia a persone espulse dal mercato del lavoro che ai giovani che hanno un po’ perso la speranza di poter trovare un’occupazione lavorativa.

Fino ad oggi e nonostante la pandemia Covid-19, sono stati realizzati e offerti servizi a più di 1300 famiglie e attivati corsi e laboratori per circa un centinaio di persone. Tra queste ultime, dieci sono donne, soprattutto straniere, che vogliono intraprendere la professione di assistente familiare. Gli altri, circa 90, sono giovani, che, attraverso laboratori condotti da animatori esperti, hanno acquisito una formazione specifica sull’animazione sociale e sull’ animazione di comunità.

All’inizio del 2020 sono stati inoltre realizzati due eventi nel Quartiere:

una Trash Challenge: un lavoro con un centinaio di giovani di cura e pulizia del proprio quartiere dai rifiuti;
un evento culturale con seminari, spettacoli teatrali sul tema della partecipazione sociale e della cura dell’ambiente.

Durante il Covid sono stati sospesi alcuni laboratori e corsi pre professionalizzanti perché, trattandosi soprattutto di persone con una certa fragilità, “è fondamentale centrare la relazione educativa per evitare di non avere quel valore aggiunto che è dato da lavorare sul gruppo quindi dal poter fare un’esperienza che faccia anche aumentare la propria autostima e non semplicemente acquisire delle competenze teoriche”, dichiara Raffaella Dispenza – Presidente delle ACLI di Torino.

Nei prossimi mesi del 2021 è prevista la realizzazione di altre iniziative e anche di piccoli eventi che serviranno a riacquisire quella familiarità anche con le relazioni visto che la pandemia ha un po’ obbligato tutti ad un isolamento forzato o comunque a vedere le relazioni da una certa distanza. Sono previsti in particolare: due percorsi formativi per donne disoccupate, di cui uno per acquisire competenze in materia di assistenza familiare e un altro per il profilo di babysitter o organizzatrice di feste per bambini (ludomamma). Si prevede un evento culturale con laboratori ludici e sportivi per bambini, ragazzi, famiglie a inizio luglio, in collaborazione con associazioni affiliate alle Acli tra cui Reflex Tribe e Artisti liberamente Associati, per coinvolgere le comunità locali che abitano in questa zona e che vogliamo attivare in una sorta di rete tra famiglie. Alcune di queste attività sono state progettate in collaborazione con la parrocchia di Santa Rita e con la parrocchia Madonna delle Rose. E’ stato inoltre attivato un nuovo polo di servizi e prossimità in via Vernazza 37, in collaborazione con la parrocchia di santa Rita e il gruppo Vincenziano di Santa Rita.

Guarda il nuovo video del progetto per approfondire.

Fattore Comunità fa parte dei 15 progetti di welfare generativo di Torino Social Factory programma della Città di Torino, co-finanziati dal Programma Operativo Nazionale Città Metropolitane e dall’Unione Europea, Fondo Sociale Europeo, realizzati nell’ambito di Torino Social Impact.
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Al via la campagna di crowdfunding per il Progetto Restart Anatra Zoppa

E’ partita la campagna di raccolta fondi, organizzata da Arci Torino, per la ripartenza del Circolo l’Anatra Zoppa di via Courmayeur 5: un progetto per riaprire lo storico circolo della città, un luogo che da più di 30 anni intreccia la storia individuale e collettiva di tanti e tante, per Barriera di Milano così come per tutta Torino.

Nell’ultimo anno è stato un luogo di solidarietà nell’emergenza, di risposta alla crisi sociale scaturita con la pandemia: centinaia di famiglie del territorio hanno trovato qui un supporto materiale e immateriale, oltre che uno dei pochi spazi di relazione con gli altri.

Sono tante le famiglie che hanno attraversato questo luogo nell’ultimo anno e saranno loro per primi a partecipare, tramite workshop di autocostruzione, aperti alla cittadinanza, per dare nuova linfa ad un luogo tanto caro a tutti.

Obiettivo della campagna è quello di tornare a riempire lo spazio di Via Courmayeur 5, nel momento in cui più che mai i suoi protagonisti ne hanno sentito la mancanza, per rigenerare spazi di vita comune e di cura collettiva.

Il progetto Restart Anatra Zoppa vuole essere un patrimonio comune, dove chiunque possa sentirsi a casa.

Sostieni il progetto e partecipa alla raccolta fondi.

Primi risultati del Progetto Non Di Solo Pane: dalla pasta madre alla cittadinanza

Il progetto è promosso da ​Panacea Social Farm​, una “giovane” cooperativa sociale di tipo B, che produce pane e prodotti da forno e promuove filiere produttive sostenibili. 

Vengono infatti utilizzate solo pasta madre e farine non raffinate del Parco Naturale di Stupinigi. L’obiettivo è quello di promuovere un’agricoltura sostenibile e offrire un’alimentazione sana, in questo momento più che mai. 

Non Di Solo Pane ha come fulcro il quartiere Barriera di Milano, infatti nasce e si sviluppa nel contesto dei ​Laboratori di Barriera​ di Via Baltea 3, un hub multiculturale con tantissime attività diverse ma che negli anni è diventato un luogo di aggregazione di riferimento per gli abitanti del quartiere, gestito dalla cooperativa Sumisura s.c. – Risorse per l’Ambiente e la Città (dove ha sede il Forno di Panacea).

E’ principalmente un progetto di imprenditoria sociale che mira a sviluppare lavoro, cittadinanza e benessere. Si occupa infatti dell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate – in particolare giovani immigrati e rifugiati-  tramite la formazione e l’accompagnamento all’ingresso del mondo del lavoro, rendendole così autonome e consentendo loro di diventare cittadini attivi e consapevoli del quartiere e della rete sociale in cui vivono e lavorano.

Queste in breve le attività avviate:

  • Tirocini formativi nei tre ambiti di produzione: pasticceria, pane, pizza
  • Lezioni di matematica e italiano “applicate” 
  • n. 5 workshop aperti al pubblico dedicati alla panificazione e pasticceria 
  • n. 10 incontri dedicati alla salute in collaborazione con il ​Comitato di Collaborazione Medica​ (CCM)
  • n. 1 percorso di formazione linguistica con parte pratica in cucina (36 ore)
  • Attività di orientamento, e supporto alla ricerca lavoro

Il primo obiettivo raggiunto, a due anni dall’avvio del progetto, è quello di aver assunto 2 persone: alcuni di loro arrivano da percorsi faticosi o di perdita del lavoro o di ricerca di lavoro.

Inoltre a 15 persone è stato fornita formazione specifica, dall’insegnamento della lingua italiana alla matematica, conoscenze necessarie ed utili per la comprensione e la preparazione delle ricette di prodotti da forno alla quale si è affiancata una formazione pratica con un periodo di tirocinio.

Purtroppo con l’arrivo della pandemia e durante il primo lockdown i tirocini sono stati sospesi, ma sono stati riattivati nella seconda fase. 

Non di solo pane intende quindi continuare il suo percorso, pensato come una sperimentazione che si possa sostenere autonomamente che mira alla creazione di benessere attraverso nuovi percorsi di accompagnamento al lavoro e di cittadinanza e attraverso la produzione di nuovi prodotti sani e buoni rivolti a chi ha intolleranze alimentari o ama semplicemente il cibo semplice e genuino.

Guarda il nuovo video del progetto per approfondire.

Non di solo pane fa parte dei 15 progetti di welfare generativo di Torino Social Factory  programma della Città di Torino, co-finanziati dal Programma Operativo Nazionale Città Metropolitane  e dall’Unione Europea, Fondo Sociale Europeo, realizzati nell’ambito di Torino Social Impact.

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Primi risultati positivi per il progetto di inclusione sociale e riqualificazione urbana Loving the Alien

Primi risultati positivi per il progetto di inclusione sociale e riqualificazione urbana Loving the Alien

Loving the Alien è un articolato percorso di rigenerazione urbana e sociale, avviato in partnership con Mufant – Museo del fantastico e della fantascienza e la Cooperativa Sociale Onlus Altra Mente, cooperativa che si occupa di riabilitazione di persone che soffrono di disagio psichico. Entrambe le organizzazioni operano storicamente nella periferia nord cittadina ( circoscrizioni  5 , 6 e 7 di Torino) ed è su questo territorio che insiste il progetto.

Loving the Alien è anche un brand che unisce psichiatria e immaginario fantastico attraverso quattro principali  attività: 

  • Sartoria per cosplayer
  • Laboratorio di scenografia 
  • Parco Fantastico
  • Festival del Fantastico

Centrale è l’idea che tutte le attività previste producano ricavi: i due laboratori sono pensati per sostenersi nel tempo attraverso la vendita di prodotti, mentre il Parco e il Festival si sosterranno attraverso attività indirizzate a visitatori e turisti.

Attraverso l’attivazione dei due laboratori artigianali, quello di sartoria costumistica ed il laboratorio di scenografia si è ottenuto un importante risultato: è stata offerta, a persone con disagio psichico, la possibilità di lavorare in modo stabile e continuativo all’interno.

Ad oggi infatti sono 8 le persone che lavorano stabilmente nei due laboratori.

Il progetto sta portando avanti le sue azioni sia in relazione alla possibilità di dare continuità ai lavoratori, tramite la ricerca di fondi, sia nei lavori di riqualificazione del giardino esterno dove al momento sono state collocate 7 installazioni artistiche ed è prevista la collocazione di altre 8 entro la fine del 2021.

Il Parco del Fantastico costituisce un ambizioso progetto di rigenerazione dello spazio pubblico esterno al Museo Mufant che accoglie opere di arredo urbano ispirate ai protagonisti dell’immaginario fantastico moderno. L’obiettivo è quello di realizzare uno spazio che sia insieme di interesse culturale e artistico e possa costituire, col tempo, un’attrazione turistica.

Nei giorni 18, 19 e 20 settembre 2020 si è svolto il Festival Loving the Alien: festival annuale dedicato alla rigenerazione urbana e all’inclusione sociale, con connotazioni aliene e utopistiche che ha ottenuto un grande successo di pubblico. Considerati i buoni risultati della prima edizione del Festival, si sta lavorando alla realizzazione della seconda edizione prevista per settembre 2021, limitazioni Covid permettendo.

Obiettivo principale dell’intero progetto è quindi quello di rigenerare, non in senso strutturale ma in senso di vitalità di circolazione di persone, tramite il Parco ed il Festival e rendere attivi e partecipi al progetto, persone più deboli che attraverso il lavoro e la manualità diventano più forti e parte di una comunità.

Guarda il nuovo video del progetto per approfondire.

Loving the Alien fa parte dei 15 progetti di welfare generativo di Torino Social Factory  programma della Città di Torino, co-finanziati dal Programma Operativo Nazionale Città Metropolitane  e dall’Unione Europea, Fondo Sociale Europeo, realizzati nell’ambito di Torino Social Impact. 

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Innovato-R Final Virtual Project meeting: 19-20 maggio 2021

Nelle giornate del 19 e 20 maggio 2021 si terrà l’evento finale del progetto Innovato-R dal titolo “Everybody’s an innovator: two years of experiments in innovating the city”.

Iniziato come best practice a Torino, dopo più di due anni, questo fantastico viaggio nell’innovazione sociale all’interno delle PA sta ora per concludersi. Durante l’evento finale verranno presentati i risultati dei 7 progetti pilota, con i 7 partners coinvolti:  Torino, Rotterdam, Cluj-Napoca, Vezprem, Porto, Métropole Du Grand Paris, Murcia.

Il meeting sarà suddiviso in due momenti: la prima giornata del 19 maggio, aperta al pubblico, presenterà il panel dal titolo “The Innovative city” a cui interverranno relatori di fama internazionale quali Charles Landry, autore di The Creative Bureaucracy,  Amalia Zepou, Fondatrice della Kollectiva NGO e Arwin Van Buuren, Full Professor di Amministrazione pubblica all’ Erasmus University of Rotterdam.

La seconda giornata del 20 maggio, riservata solo ai Partners del progetto, sarà invece un momento di confronto e scambio di opinioni e riflessioni sui temi della sostenibilità dell’azione e della capitalizzazione.

Consulta il programma completo del meeting.

Se vuoi partecipare all’evento del 19 maggio, la deadline per l’iscrizione è lunedì 17 maggio.

Per aggiornamenti su Innovato-R consulta il sito ufficiale.

Ultimi aggiornamenti del Progetto MirafioriSìcura – Servizi per la comunità

Il progetto MirafioriSìcura vede la partecipazione di tre cooperative sociali: la Cooperativa Sociale Mirafiori , capofila del progetto, la Cooperativa Sociale l’Arcobaleno e la Cooperativa Sociale I Passi.

Tutte  e  tre le cooperative lavorano nel quartiere di Mirafiori Sud per la prevenzione del disagio sociale e per la creazione di benessere per le fasce più deboli. Il progetto si prefigge infatti di ideare, progettare e attivare tre servizi di prossimità rispondendo ai bisogni alimentari, di mobilità, di socialità e di intrattenimento culturale dei cittadini del quartiere.

Una sfida che mette al centro la comunità, offrendo opportunità di protagonismo e incontro capaci di valorizzarne le risorse promuovendo solidarietà e senso di cura verso il proprio quartiere.

Sono stati sviluppati tre servizi di prossimità alla cittadinanza quali:

  • servizio MiraBike: una Ciclofficina popolare per promuovere l’utilizzo della bicicletta tra adulti e bambini offrendo ai cittadini un servizio di assistenza efficace e radicato sul territorio;
  • servizio MiraSocial: creazione di un forno sociale a disposizione dei cittadini;
  • servizio MiraCulture: un bar “culturale”, capace di unire nella sua offerta aggregativa cultura, svago, arte.

La Cooperativa si è impegnata nella promozione agli abitanti del quartiere, dei servizi proposti per renderli sempre più fruibili a tutti. La progettazione di ogni servizio è infatti scaturita da un approccio collaborativo con i target group ben definiti, dall’attivazione di eventi e laboratori finalizzati alla promozione della mobilità ciclabile casa-scuola e casa-lavoro e attraverso la realizzazione di eventi per i giovani del quartiere.

Negli ultimi mesi sono stati inoltre attivati dei percorsi di orientamento e formazione per i giovani cittadini del quartiere che hanno fornito loro conoscenze base specifiche su alcune tematiche quali:  la professione del barman, la panificazione, la pulizia industriale, la sicurezza e l’educazione finanziaria. Al termine del percorso formativo, tre allievi sono stati inseriti in tirocini formativi presso le strutture della realtà con le quali la cooperativa collabora a Torino.

Il Covid 19 ha impattato negativamente sul progetto con un brusco arresto in primavera e una ripartenza a singhiozzo. Nonostante ciò, MirafioriSìcura è riuscita a far partire e attivare questi servizi e far sì che risultassero una presenza propositiva nel quartiere, proprio in un momento così difficile. 

“Per il futuro ci auguriamo che queste collaborazioni diventino fisse e continuative all’interno dei servizi e che i servizi stessi diventino dei propulsori per la cultura per il benessere e per la socialità all’interno del quartiere, in poche parole fare quello che le cooperative fanno da anni cioè promuovere la partecipazione e lo sviluppo di comunità”, dichiara Massimiliano Giannelli (Servizio Miraculture del Progetto MirafioriSìcura).

Guarda il nuovo video del progetto per approfondire.

MirafioriSìcura fa parte dei 15 progetti di welfare generativo di Torino Social Factory  programma della Città di Torino, co-finanziati dal Programma Operativo Nazionale Città Metropolitane  e dall’Unione Europea, Fondo Sociale Europeo, realizzati nell’ambito di Torino Social Impact.

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Primi risultati per il Progetto Abito – Laboratorio di inclusione sociale

Il Progetto Abito, partito nel 2019, è un progetto di scambio di vestiti e attività di inclusione per contrastare la povertà e l’emarginazione sociale e favorire l’integrazione, che si sviluppa sui quartieri del Quadrilatero e Porta Palazzo, contraddistinti da multiculturalità e differenze sociali molto evidenti.

Il progetto è realizzato dall’Associazione San Vincenzo de Paoli in collaborazione con la Squadra Giovani della Croce Verde Torino e ha l’obiettivo di dare maggiore dignità alle persone che vivono in condizioni di disagio economico o sociale, stimolare dinamiche partecipative nella società, riattivare le reti relazionali, recuperare e rigenerare i vestiti usati.

Abito coinvolge infatti i cittadini (sostenitori, beneficiari, volontari) e gli enti del territorio, includendo quindi tutte le persone che vivono o utilizzano il quartiere. Tutti gli attori coinvolti nel progetto entrano in sinergia creando una relazione circolare dove ognuno contribuisce con le proprie risorse.

Il progetto si sviluppa principalmente secondo tre assi:

  • Il negozio: dove avviene la raccolta e la distribuzione, attraverso lo show room Social Factory, dei vestiti donati dai cittadini;
  • La reciprocità: le persone iscritte al servizio possono prendere gratuitamente vestiti e in cambio restituiscono il proprio tempo e le proprie capacità al servizio della comunità;
  • La sartoria: dove una parte dei vestiti che non vengono distribuiti diventano nuovi capi di moda etica e sostenibile. La sartoria diventa quindi anche un luogo di formazione, inclusione e di possibilità lavorativa.

Il cuore del progetto Abito è la circolarità. L’aiuto ricevuto attraverso la donazione dei vestiti favorisce l’integrazione delle persone che, a loro volta, possono offrire tempo e competenze a disposizione della comunità. 

A un anno dall’apertura si sono iscritti al servizio circa 1000 persone ed è stato importante l’impatto sul quartiere a livello di promozione del volontariato e di cittadinanza attività favorendo così l’iscrizione di nuovi volontari.

Sono inoltre stata avviate collaborazioni con associazioni del quartiere, con un Istituto di moda e con piccole realtà commerciali.

Durante la pandemia Covid 19, il progetto è comunque riuscito, grazie all’aiuto di altre organizzazioni del territorio, a dare un servizio di base a tutti gli iscritti. 

Proprio in questi mesi sono fiorite tante iniziative quali:

  • Raccolta abiti eleganti, messi poi a disposizione di chiunque stesse cercando lavoro e avesse bisogno di un abito formale per un colloquio;
  • Lancio di una piattaforma online per favorire le azioni di comunità e il volontariato;
  • A marzo si è concluso il primo corso di sartoria;
  • Ad aprile si è appena conclusa una campagna di crowfunding per sostenere i corsi di sartoria

La pandemia ci ha resi molto più consapevoli dell’impatto che hanno i nostri sistemi di vita sull’ecosistema” dichiara Giorgio Ceste, Coordinatore del Progetto.

L’obiettivo che Abito si prefigge per i prossimi mesi è quindi quello di avviare percorsi e corsi di formazione che includano i temi della sostenibilità insieme a quelli della giustizia sociale, elementi strettamente interconnessi tra loro e che oltre a formare i partecipanti possano anche dare loro sbocchi lavorativi.

Guarda il nuovo video del progetto per approfondire.

Progetto Abito fa parte dei 15 progetti di welfare generativo di Torino Social Factory  programma della Città di Torino, co-finanziati dal Programma Operativo Nazionale Città Metropolitane  e dall’Unione Europea, Fondo Sociale Europeo, realizzati nell’ambito di Torino Social Impact.

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Primi risultati del Progetto Cuqù – la Culla del Quartiere: un’esperienza innovativa di welfare di comunità

Sono state avviate 36 attività, seguite da 200 utenti di cui 15 hanno potuto accedere gratuitamente.

Cuqù – la Culla del quartiere è un centro di attività e servizi per le bambine, i bambini, le mamme e i papà aperto nel cuore del quartiere multietnico di San Salvario, dove vivono famiglie in situazioni di disagio sociale e precarietà, ma anche famiglie in situazione di benessere economico.

Le famiglie oggi hanno bisogno di spazio dove socializzare e trovare sostegno, dove riorganizzare il proprio lavoro oppure cercarlo. Spesso le famiglie sono sole: genitori senza rete famigliare e di comunità, mamme straniere lontane dalla famiglia di origine, famiglie fragili, famiglie monogenitoriali.

Cuqù, nato dalla collaborazione di un team di 3 partner attivi nella promozione sociale e culturale del Quartiere (Ass. Agenzia per lo Sviluppo Locale di San Salvario onlus, Coop. Soc. Atypica, Ass. Mondo di Joele onlus), sceglie allora di investire sulla prima infanzia e sulla genitorialità, partendo dal presupposto che si tratti di un investimento a lungo termine, che costituisce un capitale per l’intera comunità.

Sono state avviate 36 attività quali:

  • TANA cuqù: un baby parking con orari ampi e flessibili;
  • TANA del gioco: laboratori creativi per i bimbi con spazio coworking per i genitori;
  • Una ludoteca per far giocare bimbi e genitori insieme;
  • Attività di sostegno ”intorno alla nascita” (sportello ostetrico, sportello Doule, massaggio neonato, etc.) e “intorno alla crescita” (corsi per tate, yoga e teatro per bimbi, etc.);
  • Servizi di accompagnamento e supporto per mamme e papà in difficoltà (sostegno psicologico, counselling educativo, etc.).

Queste attività e servizi sono stati seguiti dati da 200 utenti di cui 15 hanno potuto accedere gratuitamente, (è infatti previsto l’accesso gratuito o calmierato a tutte le attività per chi è in difficoltà economica).

Inoltre il servizio di accoglienza, gestito dalle madri di quartiere, ha accolto 80 persone che sono state accompagnate ai servizi di prima necessità e altre 16 persone che sono state accompagnate in maniera più puntuale e con un percorso personalizzato dalle madri di quartiere.

Durante la pandemia Covid-19, è stato chiuso il servizio ma la scelta è stata quella di animare la comunità di Cuqù, che intanto si era creata, in primis con servizi on line, incontri e attività gestite a distanza dalle operatrici del centro ma anche con alcuni servizi di sportello di prima necessità per le persone in difficoltà che sono state comunque portate avanti in presenza.

Guarda il nuovo video del progetto per approfondire.

Progetto Cuqù –  la Culla del Quartiere fa parte dei 15 progetti di welfare generativo di Torino Social Factory  programma della Città di Torino, co-finanziati dal Programma Operativo Nazionale Città Metropolitane  e dall’Unione Europea, Fondo Sociale Europeo, realizzati nell’ambito di Torino Social Impact.

Per maggiori informazioni sul programma Torino Social Factory e gli altri 14 progetti che ne fanno parte vai a questo link.

Workshop online il 23 aprile:”Pratiche e modelli di innovazione nella PA locali: l’esperienza del progetto Innovato-R”

Il 23 aprile alle ore 11.00 si terrà il workshop online “Pratiche e modelli di innovazione nella PA locali: l’esperienza del progetto Innovato-R” in cui verrà affrontato da vari punti di vista il tema dell’innovazione nella pubblica amministrazione.

Il workshop online, ricco di speaker di alto livello, vedrà l’intervento dell’editorialista e saggista Piero Formica,  insieme a esperti di URBACT, programma europeo di scambio e apprendimento, e di ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani. Interverranno anche l’Assessore all’Innovazione della Città di Torino Marco Pironti , il Segretario Generale Mario Spoto e il Direttore del Dipartimento Progetti Programmazione Comunitaria e Nazionale, Gianfranco Presutti.

I veri protagonisti del workshop saranno gli esiti dei 5 progetti selezionati nella Call to Action lanciata a Torino a Settembre 2019 nell’ambito del progetto europeo Innovato-R, nato dall’esperienza di Innova.TO: concorso aperto ai dipendenti del Comune di Torino finalizzato allo sviluppo di progetti innovativi che migliorino le prestazioni dell’Amministrazione, riducano gli sprechi e/o valorizzino le risorse.

Divenuta best practice a livelllo europeo, Innova.TO è confluito in Innovato-R, progetto europeo interno al programma Urbact Transfer Network, che vede la Città di Torino come partner principale per trasferire la sua best practice ad altre sei amministrazioni europee: Cluj-Napoca, Métropole du Grand Paris, Murcia, Porto, Rotterdam, Veszprém.

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Primi risultati del Progetto Spaccio di Cultura – Portineria di comunità

Oltre 250 abitanti coinvolti, 120 ragazzi “riportati” alla DAD, un riconoscimento internazionale: sono alcuni risultati dello Spaccio di Cultura a un anno dall’apertura.

Inizialmente partito col nome di progetto Biagio, rivolto prevalentemente all’ascolto e all’assistenza delle persone a rischio di emarginazione sociale – i Biagi appunto -, grazie alla spinta e all’energia dell’ente promotrice, ovvero la RETE ITALIANA DI CULTURA POPOLARE, e del suo direttore Antonio Damasco, insieme alla collaborazione con “NES Nessuno è straniero” e “Ufficio Pastorale Migranti”, il progetto si è concretizzato nello Spaccio di Cultura – Portineria di Comunità.

La progettazione dell’iniziativa è cominciata alla fine del 2018 attraverso diversi strumenti di ascolto e attivazione di comunità,  con incontri specifici con gli attori sociali del luogo (Porta Palazzo, Aurora, Quadrilatero e Borgo Dora). Lo strumento di rilevazione principale è stato il Portale dei Saperi, dove sono state inserite le narrazioni di oltre 250 dialoghi con i residenti, commercianti, artigiani, piccole e grandi imprese, Terzo Settore. Questi incontri hanno avuto lo scopo di raccogliere le storie delle persone che gravitano intorno alla Portineria.

L’iniziativa ha poi trovato la sua sede fisica e il suo simbolo nell’ex edicola, oramai in disuso, presa e ristrutturata e fatta diventare bella, nella piazza del più importante mercato multiculturale di Torino, all’angolo tra Via Milano e l’esedra di piazza della Repubblica e l’hanno chiamata lo Spaccio di cultura, perché il percorso è innanzitutto culturale. 

<<La cultura è il tavolo a cui si giocano le regole della condivisione del poter stare insieme e quale migliore piazza se non quella della storia dell’immigrazione di questa città: piazza della Repubblica>>, Antonio Damasco, Direttore Rete Cultura Popolare.

Durante la pandemia Covid-19 (primo lockdown 2020), la Portineria di Comunità ha promosso i primi servizi legati alle esigenze della vita quotidiana, occupandosi prevalentemente della fornitura di generi di prima necessità come i farmaci a persone che non avevano mezzi o possibilità.

Particolare attenzione è stata rivolta ai ragazzi: insieme ad alcune scuole è stato costruito un progetto contro la dispersione scolastica. Sono stati infatti mappati più di 120 ragazzi che non si collegavano più alla DAD riuscendo a recuperarne 70, che sono stati coinvolti in una redazione Web Radio. Da lì in avanti si sono riavvicinati allo studio grazie all’attività di volontariato di molti professori.

A ottobre 2020 il sito dell’European Social Fund ha segnalato Lo Spaccio di Cultura – Portineria di Comunità di Torino come buona pratica di innovazione e di coesione sociale a livello europeo, importante risultato portato a casa dal progetto. 

Inoltre, la Spaccio di Cultura non ha dimenticato la sua prima vocazione verso le persone a rischio di emarginazione sociale e a gennaio 2021 i volti dei migranti dell’ex Moi sono entrati all’interno del progetto occupandosi di far diventare la  portineria itinerante, con il gruppo informale Ctrl Community e il Comune di Torino con i quali è stato stipulato il patto di collaborazione per la gestione dei beni comuni.

Oggi la portineria è un luogo dove chiedere qualsiasi tipo di servizio dalla ricezione dei pacchi alla traduzione di testi in varie lingue, dalle pulizie alle riparazioni artigianali, per arrivare a servizi di supporto tecnologico, disbrigo pratiche e baby-sitting, ma al tempo stesso è un luogo relazionale dove costruire una comunità di prossimità.

Guarda il nuovo video del progetto per approfondire.

Lo spaccio di cultura – Portineria di Comunità fa parte dei 15 progetti di welfare generativo di Torino Social Factory  programma della Città di Torino, co-finanziati dal Programma Operativo Nazionale Città Metropolitane  e dall’Unione Europea, Fondo Sociale Europeo, realizzati nell’ambito di Torino Social Impact.

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Primi risultati per Vallette al Centro: progetto d’inclusione sociale interno al carcere fra tecnologia e creatività

Vallette al Centro, progetto della cooperativa Eta Beta Scs attiva a Torino dal 1987, insieme al Consorzio Soc. Abele Lavoro, prende vita presso la “Casa Circondariale G. Lorusso e L. Cutugno” di Torino per coinvolgere tutto il territorio della Circoscrizione 5, la sua biblioteca, le sue scuole e i suoi servizi.

Ma l’obiettivo del progetto è ancora più ampio: produrre prodotti editoriali e gaming, insieme ad attività di inclusione e innovazione che partano dal carcere e si espandono prima alla Circoscrizione 5 e poi all’interno di tutta la città.

Tre i filoni principali delle attività promosse dalla cooperativa: quello formativo, informativo e relativo all’ambito del lavoro, con azioni che si sviluppano sia dentro il carcere per formare i detenuti e prepararli alla ripresa lavorativa, sia esternamente per i familiari con attività informative, sia di sensibilizzazione del territorio.

Fra le attività di sensibilizzazione, il progetto è stato presentato in occasione del Salone del libro 2019 e sinora sono state pubblicate due riviste digitali, di cui una anche cartacea, 1 e-book e 4 video pillole.

Nel corso del 2020-2021, nonostante l’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia da Covid-19, sono proseguite le attività informative ed è stato attivato uno sportello online per i familiari dei detenuti.  Sono proseguite anche le attività di formazione interne al carcere, con l’inizio della produzione da parte dei detenuti di prodotti relativi al gaming, prodotti che permetteranno la sostenibilità progettuale oltre il periodo di finanziamento pubblico.

Ad oggi  le azioni in carcere hanno coinvolto: 

  • 25 candidati al percorso Vallette al Centro;
  • 6 persone partecipanti ad un approfondimento formativo;
  • 4 persone in formazione;
  • 3 assunzioni;
  • 12 percorsi informativi e di accompagnamento.

Mentre quelle tra carcere e territorio hanno riguardato il passaggio di 80 persone presso lo Sportello informativo, di cui 8 accompagnate al lavoro, oltre alla predisposizione di 10 interviste effettuate a chi ha realizzato percorsi di inserimento positivi ed al coinvolgimento nelle attività di 2 classi  IV dell’Istituto di Istruzione Superiore Romolo Zerboni.

Fra i prodotti relativi al gaming, sono stati appena lanciati due giochi:

  1. Il Bus: un’avventura testuale che illustra le  storie di tre personaggi e mostra episodi di vita di chi si trova all’interno di un carcere. In questo gioco il carcere diventa teatro centrale delle vicende delle persone che lo abitano, gettando così nuova luce sulle contraddizioni, gli sforzi, i fallimenti e i successi che ogni giorno hanno luogo all’interno di questi edifici. Scopri il gioco.
  2. Le Galeotte: un mazzo di carte creative per giocare, ma anche un mazzo di carte per sprigionare l’immaginazione. È stato ideato anche un booklet che accompagna le carte, dove in 20 pagine sono riportate le suggestioni interpretative delle parole abbinate alle singole carte. Vai alla pagina dedicata.

Guarda il nuovo video del progetto per approfondire.

Vallette al Centro fa parte dei 15 progetti di welfare generativo di Torino Social Factory  programma della Città di Torino, co-finanziati dal Programma Operativo Nazionale Città Metropolitane  e dall’Unione Europea, Fondo Sociale Europeo, realizzati nell’ambito di Torino Social Impact.

Per maggiori informazioni sul programma Torino Social Factory e gli altri 14 progetti che ne fanno parte vai a questo link.