In una fase storica segnata dall’aumento delle disuguaglianze socioeconomiche, dalla frammentazione sociale e da una diffusa incertezza, parlare di spazi civici significa oggi interrogarsi sulla qualità delle nostre democrazie. Gli spazi civici, infatti, non sono semplicemente luoghi fisici, ma veri e propri motori di cittadinanza attiva e partecipazione, pilastri fondamentali per la tutela dei valori democratici e dei diritti delle cittadine e dei cittadini.

È da questo assunto che nasce il progetto europeo B.RIGHT SPACES – Better rights in better civic space: avviato ufficialmente a marzo 2024, nell’ambito del bando CERV-2023-CHAR-LITI, si fonda sull’idea che gli spazi civici possano essere promossi e tutelati in modo efficace attraverso l’azione sinergica di autorità pubbliche locali, Ong, organizzazioni della società civile e cittadinanza, secondo i principi e le pratiche della sussidiarietà e della cooperazione.

Gli spazi civici rappresentano in Europa veri e propri presìdi dell’attivismo civico: sostenengono la partecipazione democratica, la tutela e la promozione dei diritti civili e politici, nonché dei diritti economici e sociali, in una prospettiva di progressivo riconoscimento ed espansione.

In questo contesto, il progetto europeo è portato avanti da un partenariato internazionale coordinato da REVES – European Network of Cities and Regions for the Social Economy, che riunisce dieci organizzazioni tra Belgio, Italia, Polonia, Portogallo e Spagna*. Una rete articolata e plurale, che riflette nella sua stessa composizione la varietà di soggetti impegnati sul tema. 

* I partner del progetto B.Right Spaces: Vrije Universiteit Brussel, Associazione PARSEC, CSV Lazio, Comune di Torino, Fundacja Inicjatyw Społeczno-Ekonomicznych, Câmara Municipal de Torres Vedras, EMERGE, Generalitat de Catalunya, Xarxa d’Economia Solidària.

La Final Conference di Varsavia

La Final Conference del progetto, svoltasi a Varsavia il 5 febbraio 2026, ha rappresentato un momento particolarmente significativo di restituzione e confronto europeo, al quale ha preso parte anche Torino Social Impact in qualità di associate partner di progetto. Organizzato da FISE e REVES, l’evento ha visto la partecipazione di 32 persone provenienti da istituzioni locali, Ong e organizzazioni della società civile, insieme ai rappresentanti dei partner di progetto.

La conferenza pubblica è stata dedicata al ruolo degli spazi civici nella costruzione e nel rafforzamento delle democrazie in Europa, mettendo in luce sia sfide comuni sia specificità locali nell’attuazione dei principi legati agli spazi civici in alcuni Paesi europei selezionati, quali Spagna, Italia, Polonia e Portogallo.  La conferenza ha inoltre rappresentato un’occasione per presentare buone pratiche sviluppate e mappate durante i due anni del progetto internazionale, come le soluzioni concrete a sostegno della partecipazione, dell’inclusione e del diritto alla città.

Un’opportunità per dare vita a uno spazio di dialogo sui beni comuni, mettendoli a fuoco in una dimensione transnazionale, favorendo un apprendimento reciproco tra la Città di Torino e i partner europei.

Un confronto che ha anche permesso di mettere in luce l’esperienza di Torino attraverso le prospettive della Città e di Labsus, la cui collaborazione ha rafforzato in questi anni la capacità di leggere e valorizzare i processi collaborativi attivi sul territorio, anche grazie a strumenti innovativi come i policy lab e la mappatura degli stakeholder locali. Ne è emerso il percorso con cui Torino ha costruito nel tempo politiche orientate alla sperimentazione e alla collaborazione, affermandosi come modello di riferimento. 

La Carta UE per i Difensori degli Spazi Civici

L’evento è culminato con la presentazione della Carta UE per i difensori degli spazi civici, realizzata in sinergia dal partenariato europeo. Il suo valore principale risiede nella sua funzione di strumento di comunicazione e advocacy: un riferimento condiviso, adattabile a livello locale e utile per coinvolgere una pluralità di stakeholder nel rafforzamento della vita civica.

La Carta si rivolge a istituzioni pubbliche, organizzazioni dell’economia sociale e solidale, università e centri di ricerca, enti di consulenza indipendenti e un’ampia gamma di organizzazioni non profit, nonché soggetti che ai diversi livelli contribuiscono alla protezione e promozione degli spazi civici, contribuendo a garantire l’esercizio dei diritti fondamentali.

Non un documento chiuso, ma una dichiarazione “viva”, aperta al confronto, alla riflessione e al miglioramento continuo in risposta alle sfide emergenti. Essa definisce una serie di principi e impegni condivisi che il partenariato propone di valorizzare nelle politiche, strategie e partnership, adattandoli ai contesti locali e ai quadri normativi di riferimento.

Nel suo complesso, la Carta riconosce gli spazi civici come infrastrutture democratiche essenziali. Il loro valore non dipende tanto dalla sola disponibilità di infrastrutture o dalla mera erogazione di servizi, quanto dalla capacità di alimentare fiducia, rafforzare il capitale sociale e relazionale e promuovere forme inclusive di governance condivisa.

La Cartografia B.RIGHT SPACES: una piattaforma interattiva sui beni comuni in Europa

Dall’esperienza di Torino e delle altre città coinvolte nel progetto B.RIGHT SPACES emerge un quadro definito della ricchezza e della varietà dello spazio civico europeo. Una pluralità di esperienze che il progetto ha raccolto e valorizzato attraverso la Cartografia B.RIGHT SPACES.

Si tratta di una piattaforma online che offre una mappa interattiva e accessibile delle esperienze civiche in Italia, Spagna, Portogallo e Polonia, restituendo questi spazi come un paesaggio condiviso di attivazione civica e favorendo comprensione, visibilità e dialogo tra le diverse comunità europee.

Da B.Right Spaces, una riflessione sul futuro degli spazi civici in Europa

Uno degli elementi emersi con maggiore forza dal confronto transnazionale è che non esiste un’unica idea di democrazia, ma una pluralità di democrazie che si traducono in politiche e pratiche differenti nei diversi contesti territoriali, restituendo così una visione europea ricca, articolata e plurale. Come emerso anche in occasione dell’esperienza conclusiva Varsavia, il gruppo stesso può essere letto come uno spazio civico: un contesto eterogeneo, attraversato da differenze di approccio, esperienze e linguaggi, ma accomunato da una comune finalità trasformativa.

Nel complesso, la Final Conference e la più ampia site visit in Polonia hanno rappresentato il momento conclusivo di due anni di progetto, restituendo con chiarezza la portata strategica del tema: parlare oggi di spazi civici in Europa significa affrontare una questione centrale per la difesa delle libertà e dei diritti. Ma significa anche interrogarsi su come proteggere e sostenere questi spazi nel tempo, e su come attribuire loro riconoscimento, quando la democrazia stessa è sotto attacco.