La Commissione Europea pubblica la valutazione intermedia.

Nel marzo 2026 la Commissione Europea ha pubblicato la valutazione intermedia del Piano d’azione per l’economia sociale (Social Economy Action Plan), evidenziando i risultati raggiunti in questi primi anni, ma anche e soprattutto le linee guida per il futuro. 

Si tratta di un momento chiave, che permette di tracciare un primo bilancio della strategia adottata dall’Unione Europea nel 2021, che punta a migliorare le condizioni quadro e la visibilità dell’economia sociale entro il 2030. 

La Commissione Europea ribadisce, innanzitutto, che il settore è un pilastro fondamentale per la prosperità, la competitività e alla resilienza dell’Unione.
A riprova di ciò, il documento si apre con un’interessante panoramica sul quadro dell’economia sociale oggi: un settore che può contare su 4,3 milioni di organizzazioni, che garantiscono circa 11,5 milioni di posti di lavoro nell’UE, il 6,3% del totale dell’occupazione.
Ma ancora più interessanti sono altri dati quantitativi, legati alla percezione dei cittadini: secondo un recente report di Eurobarometro, l’ampia maggioranza degli europei sostengono misure in favore della social economy: l’88% crede che siano necessari interventi strategici e legislativi da parte delle autorità pubbliche, l’86% ritiene importante supportare la creazione e la crescita delle organizzazioni dell’economia sociale, l’86% supporta iniziative di educazione e sensibilizzazione e, infine, l’80% crede che il sostegno pubblico debba passare anche dalla disponibilità di fondi pubblici, appositamente dedicati. 

Le conseguenze dell’approvazione del Social Economy Action Plan sono state evidenti, se osserviamo i singoli contesti nazionali: tra il 2021 e il 2025 sono stati 21 i paesi membri che hanno adottato o hanno lavorato all’adozione di strategie nazionali o locali per la social economy. Nonostante i progressi fatti, la Commissione sottolinea però che il livello di sostegno alla Social Economy sia ancora estremamente disomogeneo non solo tra Stati Membri, ma anche tra i differenti livelli di governo.

Oltre a valutare quanto fatto, come detto, la revisione intermedia del 2026 riafferma una visione chiara per il futuro della social economy in Europa, basata su tre obiettivi principali: costruire un’economia sociale:

  1.  competitiva, che operi in condizioni di parità nel mercato unico 
  2. robusta, con maggiore accesso ai capitali e rafforzata da percorso di accelerazione e crescita per talenti e organizzazioni, 
  3. riconosciuta, sostenuta da dati certi e visibilità diffusa.

Per raggiungere questi obiettivi, la Commissione ha identificato alcune aree prioritarie di intervento: 

  • l’integrazione normativa, rafforzando la governance multilivello, con norme più chiare e quadri giuridici e fiscali integrati, che riducano gli oneri e i costi amministrativi per le organizzazioni.
  • il rafforzamento degli investimenti e delle competenze identificando, all’interno del prossimo bilancio pluriennale dell’UE strumenti di assistenza tecnica e finanziaria per le organizzazioni dell’economia sociale, ma anche promuovendo l’imprenditorialità sociale ed inclusiva, attraverso appositi percorsi e modelli di incubazione. 
  • la solidità statistica, promuovendo l’armonizzazione nella raccolta di dati, spesso legati ancora a differenti metodologie a livello nazionale, permettendo così di monitorare i progressi e dimostrare il valore aggiunto del settore, ai mercati e al cittadini

Oltre alle aree prioritarie di intervento, la Commissione Europea ha identificato anche diverse azioni concrete, da perseguire nei prossimi anni.

Dal punto di vista politico-normativo, tra le altre, vale la pena di segnalare l’attenzione verso gli appalti pubblici socialmente responsabili –  privilegiando il miglior rapporto qualità-prezzo e l’impatto sociale prodotto, rispetto al prezzo più basso come criteri di scelta -alle catene di valore – con l’integrazione delle organizzazioni dell’economia sociale nei mercati tradizionali – e agli interventi fiscali – con un’analisi approfondita delle misure nazionali per incentivare gli investimenti nel settore –  ma anche una revisione delle norme sugli aiuti di stato, per facilitare il finanziamento pubblico al settore. 

Dal punto di vista dell’ecosistema degli investimenti e delle competenze, in collaborazione con l’OCSE la Commissione lavorerà a obiettivi e indicatori di risultato per attrarre capitali privati. Saranno previste norme per rendere più accessibile il microcredito, e saranno promossi modelli di incubazione inclusivi e studi sull’integrazione dell’imprenditoria sociale nei curricula nazionali di formazione 

Per quanto riguarda la raccolta dati, guidati dal principio di trasparenza, la Commissione sosterrà gli Stati membri nello sviluppo di approcci più sistematici alla raccolta dati per l’economia sociale, aggiornando le proprie mappature e ampliando il portale EU Social Economy Gateway come portale unico per dati, pubblicazioni e risorse europee.

Il raggiungimento di questi obiettivi richiederà uno sforzo congiunto tra Commissione, Istituzione Europee e Stati membri, con un monitoraggio costante. Il prossimo importante momento di rendicontazione spetterà ai governi nazionali, nel 2027. 

La relazione della Commissione, inoltre, è accompagnata da un documento che include informazioni più dettagliate sullo stato di attuazione delle 63 azioni, da una panoramica sui finanziamenti UE nell’ambito del quadro finanziario pluriennale 2021-2027, informazioni sulle strategie per l’economia sociale nei diversi Stati membri dell’UE e l’esito della consultazione degli stakeholder, includendo anche buone pratiche territoriali.

L’obiettivo finale rimane lo stesso annunciato nel 2021: una transizione verso un’Europa più equa e sostenibile, dove l’economia sociale sia pienamente integrata e riconosciuta come motore di innovazione democrazia.

Per saperne di più, è possibile consultare il documento accedendo a EU Social Economy Gateway, al seguente link.