Fast Fashion: il vero costo della moda

19 aprile alle ore 20:45 – 20 aprile alle ore 20:45

In occasione della Fashion Revolution Week, l’associazione Il Platano – Legambiente organizza due serate di sensibilizzazione e informazione sull’impatto ambientale e sociale del settore della moda.

Due webinar sull’impatto ambientale e sociale della moda in compagnia di Atelier Riforma, & Needle e Karmadonne

  • Lunedì 19 Aprile h.20.45: live insieme ad Atelier Riforma
  • Martedì 20 Aprile h. 20.45: live insieme a Karmadonne e Nipple&Needle

Per info scrivi a ilplatano.legambiente@gmail.com
o Elena: 3483764396
O in direct sui social!

La partecipazione è gratuita ed il link Zoom verrà fornito su questa pagina prima dell’avvio della diretta.

Atelier Riforma ha raggiunto l’obiettivo di 8000 euro con il crowdfunding!

Il 7 luglio Atelier Riforma ha lanciato la sua prima campagna di crowdfunding “reward-based” su Indiegogo, ponendosi come goal finale 8000 euro. A due mesi dal lancio, l’obiettivo è stato raggiunto e superato!

Atelier Riforma è una startup innovativa a vocazione sociale, costituitasi a Torino ad aprile 2020. Il suo obiettivo è quello di ridurre l’impatto ambientale del settore della moda attraverso l’economia circolare e la creatività sartoriale. Il team raccoglie abiti usati da chi vuole disfarsene e li affida a una rete di realtà sartoriali che, attraverso il processo di trasformazione (chiamato “upcycling”), dà loro nuovo valore. Una volta trasformati, i capi vengono venduti da Atelier Riforma e possono avere così una seconda vita.

L’idea di Atelier Riforma è nata durante il progetto della Fondazione CRT “Talenti per l’Impresa”, un corso di alta formazione volto a formare i giovani sull’imprenditoria. In un anno Atelier Riforma è passata da essere una semplice idea, a una startup. Sono stati raccolti oltre 2000 capi e creata una rete di dieci realtà, tra designers, sarti, brand sostenibili e sartorie sociali in cui lavorano persone provenienti da condizioni di fragilità. Sono state strette due collaborazioni con scuole di moda, affinché gli studenti, i professionisti di domani, si avvicinino alla moda sostenibile e imparino l’arte dell’upcycling. Inoltre, Atelier Riforma collabora con due associazioni non profit (il Progetto ABITO di Torino e l’Associazione Abraham di Nichelino), donando loro gli indumenti che possono essere utili alle persone in difficoltà economico-sociale. Da circa due mesi è anche attivo l’ e-commerce di Atelier Riforma, in cui acquistare abiti frutto di upcycling, ma è solo l’inizio!
«Vogliamo fare molto di più. – dicono – Vogliamo realizzare un sistema di tracciabilità che garantisca a chi ci dona i propri capi la trasparenza sulla loro destinazione. Allo stesso tempo, vogliamo permettere a chi acquista di scoprire chi ha realizzato il lavoro sartoriale sul capo che ha acquistato e comprendere il proprio impatto positivo sull’ambiente, generato dall’acquistare un nostro abito riformato».

Infatti, non è così facile ad oggi per tutti noi essere sostenibili nel nostro modo di vestire. Se decidiamo di donare i nostri abiti usati riponendoli nei cassonetti appositi, rischiamo che i capi vengano intercettati dal traffico illegale di tessuti e, in generale, la poca trasparenza sulla destinazione della donazione scoraggia molti a compiere quella che è essenzialmente una buona azione. Inoltre, la mole enorme di abiti che giungono in Africa dai paesi occidentali (non donati, ma venduti) non fa altro che distruggere l’artigianato e l’economia tessile del luogo. Se, invece, decidiamo di acquistare vestiti realizzati con materie prime e procedimenti «eco-friendly», dobbiamo porre molta attenzione al «green-washing», ossia il fenomeno per cui alcuni brand di moda si professano “green”, pubblicizzando progetti apparentemente virtuosi volti alla sostenibilità, salvo poi nella pratica continuare a produrre la maggior parte delle proprie collezioni con processi criticabili dal punto di vista etico e ambientale.

Per realizzare il proprio sistema di tracciabilità, il team di Atelier Riforma si è posto l’obiettivo di raccogliere di 8.000 euro, facendolo proprio attraverso i propri prodotti. Si è trattata infatti di una campagna di crowdfunding “reward-based”, ossia chi ha donato riceverà in cambio una ricompensa – corrispondente al valore della sua donazione. In altre parole: una sorta di prevendita. Il team ha scommesso molto su questa campagna. «Abbiamo optato per un obiettivo “fisso”. Quindi, se non avessimo raggiunto l’obiettivo, avremmo restituito tutte le donazioni.»

I risultati hanno superato le aspettative! Hanno partecipato alla campagna ben 235 persone, aggiudicandosi una grande varietà di prodotti: da una semplice guida sulla moda sostenibile, a bracciali ricavati da T-shirt, a quaderni e agende foderati in jeans, ad astucci e zaini ricavati da upcycling di jeans usati, a T-shirt fatte dall’unione di più magliette, ma anche vestiti riformati e maglioni di filato rigenerato. «Questo grande successo ci ha dato conferma dell’interesse delle persone verso i nostri prodotti e il nostro servizio, nonché della crescente sensibilità delle persone verso i temi ambientali e l’etica delle aziende. Ogni gesto è stato per noi importante, ringraziamo tutti di cuore e speriamo che questo sia l’inizio di un lungo e virtuoso cammino.»

Atelier Riforma lancia la sua campagna di crowdfunding “reward”

Il 7 luglio Atelier Riforma ha lanciato la sua prima campagna di crowdfunding “reward-based” su Indiegogo, ponendosi come goal finale 8000 euro. A meno di un mese dal lancio, l’importo raccolto è di più di 5000 euro, circa il 64% dell’obiettivo finale.

Atelier Riforma è una startup innovativa a vocazione sociale, costituitasi a Torino ad aprile 2020. Il suo obiettivo è quello di ridurre l’impatto ambientale del settore della moda attraverso l’economia circolare e la creatività sartoriale. Il team raccoglie abiti usati da chi vuole disfarsene e li affida a una rete di realtà sartoriali che, attraverso il processo di trasformazione (chiamato “upcycling”), dà loro nuovo valore. Una volta trasformati, i capi vengono venduti da Atelier Riforma e possono avere così una seconda vita. La trasformazione degli abiti diventa quindi anche uno strumento per creare lavoro, crescita e inclusione.

Nell’ultimo anno Atelier Riforma è passata da essere una semplice idea, a una startup. Sono stati raccolti oltre 2000 capi e creata una rete di dieci realtà, tra designers, sarti, brand sostenibili e sartorie sociali in cui lavorano persone provenienti da condizioni di fragilità. Sono state strette due collaborazioni con scuole di moda, affinché gli studenti, i professionisti di domani, si avvicinino alla moda sostenibile e imparino l’arte dell’upcycling. Inoltre, Atelier Riforma collabora con due associazioni non profit (il Progetto ABITO di Torino e l’Associazione Abraham di Nichelino), donando loro gli indumenti che possono essere utili alle persone in difficoltà economico-sociale. Da poche settimane è attivo l’ e-commerce di Atelier Riforma, in cui acquistare abiti frutto di upcycling, ma è solo l’inizio!
Il team di Atelier Riforma (composto da Elena Ferrero e Sara Secondo, le due co-fondatrici, Davide Miceli e Teresa Di Tria) vuole fare molto di più. Vogliono realizzare un sistema di tracciabilità che garantisca a chi dona loro i propri capi la trasparenza sulla loro destinazione. Allo stesso tempo, vogliono permettere a chi acquista di scoprire chi ha realizzato il lavoro sartoriale sul capo che ha acquistato e comprendere il proprio impatto positivo sull’ambiente, generato dall’acquistare un abito riformato.
Infatti, non è così facile ad oggi per tutti noi essere sostenibili nel nostro modo di vestire. Se decidiamo di donare i nostri abiti usati riponendoli nei cassonetti appositi, rischiamo che i capi vengano intercettati dal traffico illegale di tessuti e, in generale, la poca trasparenza sulla destinazione della donazione scoraggia molti a compiere quella che è essenzialmente una buona azione. Inoltre, la mole enorme di abiti che giungono in Africa dai paesi occidentali (non donati, ma venduti) non fa altro che distruggere l’artigianato e l’economia tessile del luogo. Se, invece, decidiamo di acquistare vestiti realizzati con materie prime e procedimenti «eco-friendly», dobbiamo porre molta attenzione al «green-washing», ossia il fenomeno per cui alcuni brand di moda si professano “green”, pubblicizzando progetti apparentemente virtuosi volti alla sostenibilità, salvo poi nella pratica continuare a produrre la maggior parte delle proprie collezioni con processi criticabili dal punto di vista etico e ambientale.

Con questa campagna la startup vuole raccogliere un obiettivo di 8.000 euro. E vogliono farlo proprio attraverso i loro prodotti. Si tratta infatti di una campagna di crowdfunding “reward-based, ossia chi dona riceve in cambio una ricompensa – corrispondente al valore della sua donazione. In altre parole: una sorta di prevendita. È stata scelta la piattaforma di crowdfunding Indiegogo e optato per un obiettivo “fisso”. Quindi, se non raggiungono – al termine della campagna (30 agosto) – l’obiettivo di 8000, restituiranno tutte le donazioni.

Di seguito i prodotti che si possono ottenere in anteprima come reward (perk) partecipando alla campagna (a cui potete partecipare attraverso questo link: https://igg.me/at/AtelierRiforma):
– bracciale bicolor realizzato da vecchie t-shirts dalle sarte della rete;
– astuccio “portatutto” realizzata da jeans usati e tessuto wax dalla sartoria sociale il Filo d’Alga;
– zainetto realizzato da jeans usati e tessuto wax dalla sartoria sociale il Filo d’Alga;
– t-shirt multicolor da maglie usate realizzata dalla sartoria sociale il Gelso;
– un buono da spendere nei prodotti e servizi di Atelier Riforma;
– maglione di filato rigenerato lavorato dalla magliaia Sonia Oberto.

Ogni gesto è importante e speriamo che questo sia l’inizio di un lungo e virtuoso cammino.