Atelier Riforma è una startup innovativa a vocazione sociale torinese, costituitasi nell’aprile del 2020. L’obiettivo del progetto è ridurre l’impatto ambientale del settore della moda. L’idea è nata tra il 2018 e il 2019 durante il percorso formativo “Talenti per l’Impresa” della Fondazione CRT, dalle due co-fondatrici: Elena Ferrero (27 anni) e Sara Secondo (29). Al team si sono da qualche mese unite altre due persone: Teresa Di Tria e Davide Miceli.

Tutta l’attività dell’azienda è volta ad allungare la vita di utilizzo dei capi d’abbigliamento attraverso la creatività sartoriale e applicando i principi dell’economia circolare. A determinare l’enorme impatto ambientale del settore della moda, infatti, è proprio la breve vita di utilizzo dei vestiti, nonché l’attuale sistema di produzione e consumo tipicamente “lineari”, con utilizzo di enormi quantità di risorse non rinnovabili e un consumo quasi “usa-e-getta” del prodotto, che a fine vita finisce in discarica o negli inceneritori.

Nella pratica, la startup raccoglie abiti usati, dà loro nuovo valore tramite la lavorazione sartoriale e li rivende. I capi usati di partenza vengono raccolti, gratuitamente e porta a porta, da privati ed enti che vorrebbero disfarsene (in cambio viene dato un buono sconto per acquistare capi di Atelier Riforma). Una volta catalogati, gli abiti raccolti vengono affidati alla rete di realtà sartoriali costruita da Atelier Riforma (fatta di sarti, modellisti, designer, studenti di moda, brand sostenibili, ecc.), fra cui anche sartorie sociali in cui lavorano persone in condizioni di svantaggio economico-sociale. Ogni realtà, in base alla propria creatività e capacità sartoriale, trasforma i capi in modo da renderli nuovamente interessanti e alla moda, dando loro quindi una nuova vita. Questa trasformazione si chiama “upcycling”, ossia un processo che supera il concetto di riciclo, grazie all’atto creativo che aumenta il valore del materiale di partenza.

Ad oggi i negozi e gli shop online di abiti usati offrono spesso solo capi vintage, mentre i brand eco-friendly hanno spesso prezzi proibitivi o – peggio – cadono nel “green-washing”. Ciò fa sì che non tutti i consumatori possano accedere facilmente a un abbigliamento sostenibile ed etico. Tramite il lavoro di upcycling, Atelier Riforma riesce a ottenere capi realmente sostenibili, etici ed estremamente variegati, che possano accontentare tutti gli stili e le tasche. Un ulteriore aspetto distingue Atelier Riforma da altre realtà che operano nello stesso settore: ad oggi nessuno garantisce a chi dona i propri abiti la trasparenza sulla destinazione della propria donazione e ciò scoraggia molti dal fare ciò che è essenzialmente una bona azione. Atelier Riforma, invece, sta realizzando un sistema di tracciabilità che segue il percorso di ogni abito ricevuto. Grazie a ciò, il donatore può essere informato sulla destinazione del proprio capo e l’acquirente può apprezzare il lavoro sartoriale effettuato sul capo e essere informato su quali benefici ha portato il suo acquisto all’ambiente in termini di risparmio di risorse naturali.