Come possono gli appalti pubblici generare non solo beni e servizi, ma anche inclusione lavorativa, sviluppo territoriale e valore sociale? È questa la domanda che ha guidato, mercoledì 20 maggio, l’incontro dedicato al Public Social Procurement, promosso nell’ambito del Piano Metropolitano per l’Economia Sociale Torino 2030 e ospitato nella Sala Panoramica della Città Metropolitana di Torino.
L’appuntamento ha riunito responsabili degli appalti, dirigenti e funzionari di amministrazioni pubbliche, enti e società partecipate dell’area metropolitana per avviare un confronto operativo su strumenti, opportunità e sfide legate all’integrazione di criteri di impatto sociale nelle procedure di acquisto pubblico.
L’incontro è stato anche il terzo Stakeholders Meeting del progetto europeo PROSECO – Interreg Europe, di cui Torino Social Impact è partner insieme alla Città di Torino, rappresentando un’importante occasione di scambio tra livello locale ed esperienze europee.
Ad aprire i lavori sono stati Sonia Cambursano, Consigliera delegata della Città Metropolitana di Torino, Guido Bolatto, Segretario Generale della Camera di commercio di Torino e Luca Faccenda, Dirigente Settore Lavoro e Rapporti Sistema Carcerario della Città di Torino, che hanno sottolineato il ruolo crescente delle amministrazioni pubbliche nel promuovere sviluppo economico e inclusione attraverso le proprie politiche di acquisto.
A seguire, Giulia Rossi, in rappresentanza di Torino Social Impact e Research Fellow del Dipartimento di Management, Economics and Industrial Engineering del Politecnico di Milano, ha offerto un inquadramento del social procurement come leva strategica sia dal punto di vista finanziario sia delle politiche pubbliche.
Le esperienze del territorio
La seconda parte del pomeriggio è stato dedicato ad alcune esperienze già in corso sul territorio.
La Città Metropolitana di Torino ha presentato il percorso che porterà all’adozione di una propria strategia di social procurement, illustrando come gli appalti possano diventare uno strumento concreto per perseguire obiettivi di inclusione sociale e sviluppo economico territoriale. La Direttrice Generale, Monica Sciajno, ha condiviso come l’Ente stia lavorando per l’adozione di un proprio Regolamento sul tema e come intenda accompagnare anche i comuni più piccoli del territorio metropolitano in questo percorso, nel suo doppio ruolo di Centrale Committenza a favore degli enti del territorio metropolitano e di Soggetto Aggregatore .
La Città di Torino, con gli interventi di Luca Faccenda, Dirigente Settore Lavoro e Rapporti Sistema Carcerario e Adele Settimo, Dirigente Divisione Contratti e Appalti, ha invece condiviso l’esperienza del Regolamento n. 307, uno strumento di politica attiva del lavoro che promuove l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate e con disabilità attraverso gli appalti pubblici. Nato nel 2005 e aggiornato nel 2024, il regolamento rappresenta un esempio concreto di come sia possibile integrare obiettivi sociali nelle procedure di affidamento, coniugando l’acquisizione di beni e servizi con la creazione di opportunità occupazionali per le fasce più fragili della popolazione.
Un workshop per mettere a fuoco sfide e opportunità
Nel pomeriggio, 40 partecipanti in rappresentanza di enti pubblici, amministrazioni e società partecipate si sono confrontati in tavoli di lavoro dedicati a Comuni, società partecipate e altri enti pubblici.
Erano presenti rappresentanti della Città Metropolitana di Torino, della Città di Torino, del Comune di Strambino, della Camera di commercio di Torino, dell’Università degli Studi di Torino, del Politecnico di Torino, di Turismo Torino e Provincia, SCR Piemonte, CinqueT, GTT e Agenzia Piemonte Lavoro.
Il confronto si è concentrato su due grandi temi.
Da un lato, gli aspetti organizzativi necessari per rendere il social procurement una pratica stabile all’interno delle amministrazioni: governance, competenze, regolamenti interni, autonomia decisionale e caratteristiche degli appalti gestiti.
Dall’altro, le opportunità e le criticità che gli enti incontrano nell’introduzione di strumenti come appalti riservati, clausole sociali e criteri premiali. I partecipanti hanno discusso dei settori con maggiore potenziale di impatto sociale, delle difficoltà amministrative e organizzative ancora presenti e delle condizioni necessarie per sperimentare nuove pratiche in modo efficace.
Dai risultati emersi ai prossimi passi
A chiudere la giornata è stato il professor Sergio Foà, che ha raccolto e sistematizzato gli spunti emersi durante il confronto.
Tre, in particolare, le dimensioni da presidiare lungo il ciclo di vita dell’appalto. La prima riguarda la progettazione, che richiede una conoscenza approfondita del mercato e degli operatori dell’economia sociale, oltre a un dialogo costante tra i diversi uffici dell’ente. La seconda riguarda la procedura di gara, fase nella quale occorre individuare caso per caso gli strumenti più adatti agli obiettivi perseguiti. Infine, la fase di esecuzione, in cui diventa fondamentale verificare che gli impegni sociali assunti vengano effettivamente realizzati e monitorati.
Tra le priorità condivise dai partecipanti sono emerse la necessità di rafforzare il coordinamento tra enti, investire nella formazione del personale e creare occasioni strutturate di scambio e apprendimento reciproco, valorizzando anche le buone pratiche sviluppate a livello europeo.
Un lavoro che proseguirà nei prossimi mesi e che rappresenta un tassello importante del percorso verso gli obiettivi del Piano Metropolitano per l’Economia Sociale Torino 2030, con l’ambizione di rendere la spesa pubblica uno strumento sempre più capace di generare valore economico e impatto sociale per il territorio.
Attività –
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