Fare comunità

Nel nord-ovest sta nascendo una benicommunity, un gruppo di soggetti pubblici, associazioni e altri soggetti impegnati nell’amministrazione condivisa dei beni comuni. Le prime tappe si sono concretizzate e a essere scambiate sono state buone pratiche, consigli e strategie.
Ma cosa significa creare una comunità? Da dove si parte?

Lo scopriremo con:

Marianella Sclavi, esperta di facilitazione dei processi partecipativi e mediazione dei conflitti;

che dialogherà con:

  • Fabio Molino, Capo di gabinetto del Comune di Aosta, già coordinatore del CSV della Valle d’Aosta e già animatore e vicepresidente di Aosta Future Camp;
  • Sandra Aloia, Responsabile Missione Favorire partecipazione attiva, Obiettivo Cultura, Fondazione Compagnia di San Paolo
Introduce e modera Daniela Ciaffi, vicepresidente di Labsus

L’evento, che avrà luogo lunedì 7 giugno, è aperto a tutti e potrà essere seguito in diretta sui canali social di Labsus (Facebook e YouTube).

Verso una “benicommunity” nel nord-ovest.

Una riflessione, un aggiornamento e una proposta avanzata a cura del gruppo Labsus attivo in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta.

Diversi ma affini

Da quindici anni Labsus aggrega un numero sempre crescente di persone accomunate dall’essere attive nella cura dei Beni comuni e interessate ad amministrarli in modo condiviso. Con questa prospettiva di esperienza possiamo oggi chiederci che tipo di comunità siamo e, soprattutto: che comunità vogliamo diventare? Già nel 2015, solo un anno dopo l’adozione del primo Regolamento, emergeva con una certa chiarezza una nostra caratteristica particolare: «Siamo in tanti, diversi e in tutta Italia». Ci stupì infatti l’eterogeneità dei profili di chi frequentava il nostro sito web: a contattarci per avere più informazioni sui Patti di collaborazione, piuttosto che per contribuire al racconto delle proprie esperienze di cura dei Beni comuni, infatti, non erano solo le pubbliche amministrazioni locali, ma anche liberi professionisti, gruppi informali di genitori, associazioni grandi e piccole, soggetti profit, singoli abitanti con gli interessi più variegati, imprenditori sociali, pensionati attivi eccetera.

Comunità attive nel nome dell’interesse generale

Ci sono molti modi per descrivere le comunità. Ad esempio si potrebbe parlare di Labsus come di una comunità di interessi, visto che nel tempo questa definizione si è allargata dalla sfera economica a quella sociale e ambientale. Cosa ci guadagnano le persone che investono le proprie energie in esperienze di Amministrazione condivisa? Anzitutto migliorano la qualità della vita propria e di altre persone. Ma, a differenza delle comunità di interessi intese in senso tradizionale, costituiscono nel complesso una novità perché sono comunità attive nel nome dell’interesse generale e non degli interessi particolari(stici). Molto diverse sono le sensibilità, le capacità e le passioni che muovono l’autonoma iniziativa dei cittadini singoli e associati: ma, a ben vedere, il filo rosso è un comune impegno per l’evoluzione della “democrazia contributiva”. La chiamiamo così per mettere l’accento su quelle che, a partire dalla fine degli anni Novanta, il teorico dell’educazione Etienne Wenger iniziò a definire come comunità di pratica. La sezione Patti del sito di Labsus costituisce un ricco archivio commentato di atti amministrativi che sono alla base di esperienze di mutuo apprendimento e ricerca collettiva di significato civico, prima che tematico, quali ad esempio le comunità di pratiche scolastiche.

Una comunità di affinità di respiro nazionale

Il primo tentativo di costruzione di una rete di amministratori con responsabilità di tipo tecnico, tutti interessati all’Amministrazione condivisa dei Beni comuni, Labsus lo fece convocando un incontro a Roma, nell’estate del 2015. Perché partire da funzionari, dirigenti e dipendenti pubblici? Perché l’ipotesi, poi confermata dall’andamento dei Patti, era che fossero loro gli interlocutori privilegiati degli italiani attivi. Nella primavera del 2019, un altro incontro di respiro nazionale fu ospitato dalla Fondazione Cariplo, a Milano, e lo organizzammo insieme al Touring Club Italiano invitando Legambiente, Caritas ambrosiana, FAI, Slowfood e CAI lanciando il messaggio che a una massa critica più consolidata di cittadini attivi si stava aggiungendo un complesso di contraenti di patti di collaborazione, formando una compagine di persone unite in una comunità di affinità che descrivemmo come “l’Italia che si prende cura dell’Italia”. Nel dicembre dello stesso anno – insieme al Comune di Bologna, alla Fondazione Innovazione urbana, Anci ed Asvis – lanciammo l’idea di un patto tra i Comuni che avevano adottato il Regolamento per l’Amministrazione condivisa dei Beni comuni.

La definizione di benicommunity è wiki!

La benicommunity come percorso di costruzione di una comunità di enti pubblici, del Terzo settore e di altri soggetti impegnati in pratiche di Amministrazione condivisa dei Beni comuni non è dunque già definita. Uno dei temi maggiormente toccato è stato il bisogno di confronto e di supporto che molti partecipanti hanno condiviso, quindi la possibilità attraverso la benicommunity di scambiarsi buone pratiche, consigli e strategie per l’Amministrazione condivisa. Esiste un diffuso bisogno di costruire ponti tra i comuni, relazioni che possano supportare nella messa in pratica dei Patti di collaborazione sul piano concreto, ma anche nella possibilità di alzare il livello della riflessione che il cambiamento di approccio dell’Amministrazione condivisa presuppone. La comunità di affinità è vissuta per ora come possibile piattaforma che può permettere di costruire una rete di interlocutori e alleati, con cui condividere difficoltà, passione e volontà di azione.

La benicommunity nel nord-ovest: come un fiore

Grazie al sostegno fondamentale della Compagnia di San Paolo, siamo attivi in Piemonte dal 2016: non la chiamavamo ancora “benicommunity” ma ci stavamo già lavorando! Per anni le persone attive in Labsus si sono impegnate in azioni di formazione e accompagnamento di amministratori pubblici locali, responsabili scolastici, associazioni, imprese sociali. Arrivati a questo punto del percorso del laboratorio per la sussidiarietà, la comunità di affinità nazionale può iniziare ad assumere una dimensione di confronto e scambio interregionale. Con una prospettiva triennale che ci permette di avere una prospettiva di medio periodo, ci siamo rappresentati dalla metafora di un fiore il cui terreno stiamo coltivando da anni insieme ad altri soggetti, come descritto sopra. Di questo fiore, Labsus altro non è che uno dei soggetti che se ne prendono cura in un giardino condiviso e sempre aperto al contributo di chi, in modo affine, ha come noi una visione di democrazia contributiva. Non solo i petali, ma la stessa corolla e lo stelo stesso, costituiscono la benicommunity. I petali ben rappresentano progetti e azioni specifiche, quali: 1) i tavoli intercomunali, ospitati a turno dai Comuni, che descriveremo in seguito; 2) le “Officine dei Beni comuni” per promuovere il dibattito attorno ad alcune questioni di attualità (come stare alla giusta vicinanza durante la pandemia, ripensare tanto le scuole quanto i beni digitali come Beni comuni); 3) i bandi che si ispirano all’Amministrazione condivisa promuovendo alleanze ibride, come è “Space” per il sostegno a presidi culturali e civici in Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta; 4) il tema della co-progettazione anche nella prospettiva delle imprese e cooperative di comunità; e così via, nell’ottica che la maggior parte dei petali siano ancora, per così dire, come fogli bianchi.

 

Chi seguirà l’iniziativa di Chieri e Collegno?

Dalla lettera di invito del Comune di Collegno agli altri Comuni:

Sta nascendo una community, inclusiva ed in continuo fermento che ha bisogno delle idee di tutti noi, “esperti” e non: appartenenza a livelli territoriali diversi e diverse esperienze non potranno che arricchire il discorso pubblico e lo scambio tra di noi. Desideriamo ringraziare Labsus per averci dato l’opportunità di condividere e sperimentare nuove pratiche di democrazia e partecipazione e nuove forme di collaborazione caratterizzate dalla presenza diffusa di cittadini attivi, alleati dell’Amministrazione nel prendersi cura dei beni comuni.

C’erano già stati gli antefatti, diverse occasioni per fare rete, perché è proprio vero che si osa di più se si fa insieme, citando il segretario comunale Antonio Conato: dal primo tavolo di lavoro intercomunale del 12 dicembre scorso, ospitato e fortemente voluto dal Comune di Chieri, alle molte formazioni e incontri di gruppo di questi anni a partire dall’area della città metropolitana di Torino, fino alla due giorni bolognese, il 6 e 7 dicembre 2019, un Patto tra le città per l’immaginazione civica e la cura condivisa dei beni comuni. Il 12 marzo 2021 è stato il turno del Comune di Collegno per accompagnare lo sviluppo di uno dei petali della benicommunity: la community di amministratori dell’Amministrazione condivisa dei Beni comuni. I partecipanti sono stati una cinquantina, tra politici e tecnici, dai Comuni di Torino, Chieri, Sant’Antonino di Susa, Grugliasco, Chivasso, Piossasco, Leinì, Druento, Torre Pellice, Susa, Condove, Pinerolo, Almese, Settimo Torinese, ospite trainante il Comune di Collegno, con il coinvolgimento di Anci Piemonte. A partire dal nord-ovest, con sviluppi che ancora non possiamo prevedere, ci siamo incontrati online per lavorare sui temi fondamentali della comunicazione e organizzazione interna degli uffici, sulla comunicazione esterna, verso i cittadini, sui Beni comuni immateriali e sullo sfidante tema della sicurezza e responsabilità nella gestione dei Patti di collaborazione (la formazione e lo scambio di buone pratiche è stato il bisogno trasversalmente identificato come prioritario).

Scambi continui, sulle procedure come sulle narrazioni

Alcuni partecipanti hanno proposto una “mobilità interna” nel campo dell’Amministrazione condivisa, una sorta di progetto Erasmus interregionale per esplorare le soluzioni messe in atto da altre amministrazioni: un modo per ripensare il proprio percorso e rielaborarlo anche attraverso le buone pratiche altrui. Ma tale scambio non prevederebbe solo di analizzare e innovare gli aspetti procedurali, ma anche quelli narrativi. Come percepiscono e raccontano i Regolamenti, i Patti e l’Amministrazione condivisa i cittadini, gli amministratori, i funzionari? Ancora una volta gli aspetti procedurali vanno di pari passo con la riflessione culturale e la capacità di comunicare tra cittadini di età diverse, funzionari di settori differenti e amministratori con varie priorità politiche e tecniche.

Allargare la comunità a chi non ne fa ancora parte

Emerge forte, d’altra parte, il bisogno di andare oltre lo scambio, di costruire qualcosa insieme che permetta di coinvolgere nuovi territori nel nord-ovest, che in alcuni casi hanno già adottato il Regolamento e stipulano i Patti di collaborazione, ma sono isolati e sconosciuti alla benicommunity (né, reciprocamente, ne conoscono ancora l’esistenza), ma molto più frequentemente sono completamente e inconsapevolmente estranei alla cultura dell’Amministrazione condivisa dei Beni comuni. Parliamo di città di grandi e medie dimensioni così come di territori rurali, paesi montani e sistemi di valle: appare fondamentale che ognuno trovi il proprio posto nella benicommunity e che possa proporre collaborazioni tra luoghi omogenei che vivono le stesse problematiche ambientali (fra tutti spicca il caso della Val di Susa) ma allo stesso tempo c’è una diffusa voglia anche ad attingere da esperienze completamente diverse.

Ogni città con le proprie specificità e la propria identità, il proprio approccio all’Amministrazione condivisa, le proprie problematiche territoriali, contribuisce alla costruzione della community e della conoscenza condivisa. Accanto a una diffusa sete di “formazione” emerge la volontà di pensare insieme alle possibilità di un percorso che comprenda un approccio peer to peer, auspicato da molti. Si tratta di un percorso da fare insieme con una chiara intenzione politica di comunità, che ancora una volta deve riflettere sul piano della concretezza, del lavoro del quotidiano, ambendo al tempo stesso a stare su un livello più alto, di pensiero condiviso. Insomma…
… è tempo di lavorare e pensare insieme, come si fa in ogni laboratorio di qualità!

 

Per ulteriori informazioni scrivere a amministrazionecondivisa@labsus.net oppure a info@labsus.net.

 

Foto di copertina: Beeozanam, spazio gestito e rigenerato tramite un Patto di collaborazione a Torino

Prima foto dell’articolo: evento organizzato nell’ambito del patto “La Rocchetta – Agrilab” – Comune di Chieri

Seconda foto dell’articolo: attività organizzata nell’ambito del patto “Pump Track” – Comune di Collegno

14/12 – Il dilemma del porcospino: per un welfare di comunità “alla giusta vicinanza”

Il dilemma del porcospino: per un welfare di comunità “alla giusta vicinanza” è il tema della settima Officina dei Beni Comuni promossa da Labsus – Laboratorio per la Sussidiarietà, in programma per lunedì 14 dicembre 2020 alle 17.30.

Qual è la giusta vicinanza?

Prossimità, aiuto, comunità: che significato assumono queste parole quando abbiamo bisogno di non sentirci soli, oltre che di rispettare le regole del distanziamento?
Durante questa pandemia stiamo sperimentando il fatto che la nostra sopravvivenza è una questione di dipendenza reciproca. Ecco che il concetto di interdipendenza ha assunto inaspettatamente anche un’accezione negativa, legata al rischio del contagio per contatto tra persone.
In un mondo che accorcia le distanze, mettendo in connessione diretta popoli dai diversi continenti, e che a volte ci porta a vivere in contesti di sovraffollamento, qual è la “giusta vicinanza” a cui stare come abitanti e come cittadini?

La strategia dei porcospini

Nel pieno dell’isolamento da lockdown, quando si sono palesate nella loro drammatica schiettezza le disuguaglianze tra le diverse popolazioni urbane, fatte di diritti negati e nuove povertà, la risposta di molti è stata quella di stringere i legami comunitari, attenti alla “strategia dei porcospini”.
In questi mesi, tanti, come anche noi, hanno mappato le molteplici attività di prossimità e di solidarietà, che mostrano una sempre più organizzata società della cura, capace di “stare vicino” in modo capillare e diffuso, ridisegnando un nuovo spazio di servizi innovativi a integrazione di quelli tradizionali.
In alcuni casi, sono emerse reti sociali in grado di progettare azioni sicure e creative, di mappare i bisogni reali e dinamici dei territori, ma anche di organizzare risposte efficaci, arricchendo l’azione del pubblico e integrandola.
Come ripartire da questo capitale relazionale, per rafforzare e ridisegnare le politiche di welfare? Come ridisegnare legami collaborativi pur mantenendo ciascun attore il proprio ruolo?

L’appuntamento

Qual è, insomma, la giusta vicinanza tra società civile e istituzioni, a partire dalle giuste vicinanze tra abitanti che vogliono ragionare sul “dilemma del porcospino” a partire dalla salute come bene comune?

Ne discutono:

Modera: Emanuela Saporito – Labsus – Laboratorio per la sussidiarietà

L’incontro si svolgerà in modalità online e sarà trasmesso in diretta sulla pagina Facebook e sul canale YouTube di Labsus.

L’evento è organizzato da Labsus nell’ambito del progetto “Patti. Per l’amministrazione condivisa dei beni comuni. Dall’area della Città Metropolitana di Torino al Piemonte” con il sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo.

Per informazioni: piemonte@labsus.net
Gruppo Facebook: Labsus Piemonte

2/07 – Dati: beni comuni per ricostruire le comunità

Una riflessione aperta sul valore dei dati è il tema del sesto appuntamento de “L’Officina dei Beni Comuni”, evento organizzato da Labsus nell’ambito del progetto “Patti per l’amministrazione condivisa nell’area metropolitana di Torino” con il sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo.

Il tema di questa Officina dei Beni Comuni pare complesso ma è urgente e concreto. Ora più che mai, occorrono dati per mappare nuove diseguaglianze che la pandemia ha aggiunto a quelle presenti, dal lavoro, all’economia, alle povertà delle famiglie, alla salute, alle trasformazioni sociali. Queste informazioni sono fondamentali per pianificare politiche socio-sanitarie efficaci e capillari, indirizzate ad una società più giusta e più libera. Fino a quando però i cittadini non saranno consapevoli e coinvolti in questo percorso in modo trasversale e massivo, però, la reazione dei più rischia di scivolare nel complottismo da un lato, e in interventi pubblici non consapevoli dall’altro.

Anche se ci promettono che iscriversi alle piattaforme sarà gratis per sempre, abbiamo finalmente capito che i nostri dati hanno un valore su cui si basa il modello di business dei colossi digitali nella vendita di spazi pubblicitari perfettamente autoprofilati o nella cessione delle informazioni che produciamo al mercato? Questa mancanza di consapevolezza da parte di noi cittadini, ogni giorno, tutti i giorni, ci muove a delle riflessioni verso altri modelli di governance dei dati come beni comuni, quale nuova frontiera di quella che potrebbe essere intesa come una class action storica. 

Quale mondo nel dopo-pandemia? Il filosofo Michel Onfray risponde: “Lo stesso ma peggiore. Modificherà il lavoro, l’insegnamento, i viaggi, gli spostamenti, le relazioni intersoggettive, gli equilibri tra città e campagna: il telelavoro, la sostituzione della “presenza” con la “distanza” aumenterà i poteri della società del controllo, che ha raccolto il testimone della vecchia società totalitaria. Il virtuale soppianterà il reale ogni volta che sarà possibile, e a governare sul virtuale ci sarà il Big Brother. Del resto, non poteva essere altrimenti visto che l’ha inventato lui”.

Disinnescare questa dinamica? Il nostro tentativo – sostiene Labsus – è parlarne il più possibile, senza la presunzione di essere esaustivi o risolutivi, ma resistenti e resilienti e cercare alleanze: con alcuni amministratori, attivisti, organizzazioni esperte.

Se ne discuterà giovedì 2 Luglio dalle 17:30 alle 19:00 (diretta facebook sulla pagina Labsus Beni Comuni) insieme a:

Modera l’incontro Caterina Bonora, Labsus – Laboratorio per la sussidiarietà

Per informazioni: piemonte@labsus.net
Gruppo Facebook: Labsus Piemonte

14/05 – Ripensare la scuola per ricostruire le comunità

Quinto appuntamento de “L’Officina dei Beni Comuni”, evento organizzato da Labsus nell’ambito del progetto “Patti per l’amministrazione condivisa nell’area metropolitana di Torino” con il sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo.

Durante l’emergenza Coronavirus, ancora in corso, i bambini hanno perso il loro quotidiano riferimento con il luogo dell’apprendimento, della scoperta e della relazione: la scuola. Nelle ultime settimane la società civile si è mobilitata da un lato per supportare le attività delle istituzioni scolastiche, dall’altro avanzando proposte creative per far fronte alle necessità dei bambini e delle famiglie.

Come possiamo ripensare la scuola che verrà nei prossimi mesi? Quali esperienze emerse sul territorio, quali idee possono esserci d’aiuto nel ripensare e co-progettare attività e servizi per i bambini rinnovando il ruolo della scuola quale presidio di comunità nei quartieri?

Se ne parlerà giovedì 14 Maggio dalle 17:30 alle 19:00 (diretta facebook sulla pagina Labsus Beni Comuni) insieme a:

  • Ester Chicco, Psicoterapeuta, Psicologi Nel Mondo, Torino
  • Erika Mattarella, Coop Liberitutti e Bagni Pubblici Via Agliè, Torino
  • Gianluca Cantisani, Presidente MoVI – Movimento di Volontariato Italiano e Associazione Genitori Scuola “Di Donato”, Roma
  • Direzione Didattica Collegno III, Scuola Aperta e Condivisa I. Calvino
  • Manuela Naldini, Università degli Studi di Torino – Alleanza per l’infanzia
  • Ludovico Albert, Presidente Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo

Introduce e modera Ianira Vassallo, Labsus – Laboratorio per la sussidiarietà
Per informazioni: piemonte@labsus.net
Gruppo Facebook Labsus Piemonte

Rapporto Labsus 2019

Dove si stipulano più patti di collaborazione? Qual è la Regione con più comuni impegnati nell’amministrazione condivisa? Trento e Bologna sono ancora le città con più patti sottoscritti?

A queste e a tante altre domande risponde il Rapporto Labsus 2019 sull’Amministrazione condivisa dei beni comuni, una ricerca che ha interessato un campione di 830 patti di collaborazione che, al primo semestre dell’anno, sono risultati transita(n)ti nel 2019. L’indagine ha interessato, in totale, 14 Regioni e 44 Comuni distribuiti secondo una presenza eterogenea lungo il territorio nazionale.

> Dalla sezione “Documentazione”: scheda e link per scaricare il Rapporto Labsus 2019