Martedì 5 maggio si è svolto il secondo incontro della Comunità di pratica Cura e Prossimità di Torino Social Impact, ospitato negli spazi di Casa FARO e co-organizzato insieme a Fondazione FARO e Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, con l’intento di esplorare l’esperienza della malattia in relazione ad altre forme di vulnerabilità, come povertà, isolamento ed esclusione sociale.
Ad aprire i lavori è stata Lorena Di Maria per Torino Social Impact, che ha inquadrato la nascita della Comunità di Pratica all’interno della missione più ampia del progetto Compassionate City: promuovere un percorso condiviso che coinvolge le organizzazioni del territorio intorno al tema della solidarietà, con l’obiettivo di costruire comunità e acuire l’attenzione per le diverse forme di fragilità. All’intersezione con l’esperienza della malattia, il percorso intende guardare anche alle altre forme di vulnerabilità e fragilità, come povertà, isolamento, emarginazione, malattia mentale e disuguaglianza, contribuendo a costruire una città compassionevole.
Nel suo intervento, Marina Sozzi di Fondazione FARO ha introdotto una visione della salute non limitata all’assenza di malattia, ma intesa come insieme di condizioni che permettono alle persone di realizzare bisogni, aspirazioni e qualità della vita.
In questa prospettiva, la città compassionevole si configura come un modello capace di sostenere le fragilità e le loro intersezioni, affrontando due sfide centrali: da un lato, le disuguaglianze nell’aspettativa di vita, nell’accesso alla cura e nelle esperienze del morire; dall’altro, la necessità di promuovere un cambiamento culturale che riconosca la cura non come questione esclusivamente sanitaria, ma come responsabilità condivisa tra cittadini, istituzioni e territorio.
Successivamente, Alessandra Gianfrate di Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro ha illustrato la fase laboratoriale, presentando i criteri per l’individuazione collettiva di un quartiere pilota su cui avviare una prima sperimentazione concreta. Tra i parametri condivisi: presenza di fragilità visibili, risorse territoriali attive, accessibilità, disponibilità di spazi fisici, diversità della popolazione e fattibilità politico-istituzionale.
Durante l’attività le organizzazioni hanno dialogato a partire dalle proprie competenze e conoscenze, confrontandosi su servizi e progettualità prioritarie da avviare nell’ambito del percorso Compassionate City, considerando i bisogni specifici sul territorio.
L’incontro ha così posto le basi per un percorso che punta a definire linee guida replicabili e modelli di intervento capaci di tradurre il paradigma della Compassionate City in azioni concrete, a partire dai quartieri e dalle reti territoriali.
La Comunità di pratica Cura e prossimità proseguirà nei prossimi mesi come spazio di ricerca, ascolto e co-progettazione, contribuendo a costruire una città capace di fare della cura un’infrastruttura sociale condivisa.
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