Giovedì 11 giugno si è svolto il terzo appuntamento del 2026 della Comunità di pratica Società Benefit, dal titolo “Raccontare l’impatto. La Relazione Benefit che genera valore”.
Ospitato negli spazi di Vol.To, l’incontro ha riunito imprese e professionisti in un pomeriggio di confronto e co-progettazione dedicato alla Relazione annuale di impatto, non solo un adempimento normativo, ma uno strumento strategico per monitorare, raccontare e orientare il percorso di generazione di valore delle organizzazioni.
L’iniziativa si inserisce nel percorso della Comunità di pratica Società Benefit, realizzata in collaborazione con Unione Industriali Torino e co-progettato insieme alle Società Benefit Amapola, BDFL Torino, Futura Law Firm e Mercato Circolare, con il contributo della Camera di commercio di Torino e della Fondazione Compagnia di San Paolo.
Dopo i saluti introduttivi di Torino Social Impact a cura di Simona De Giorgio, Alice Umbrella di BDFL Torino ha offerto un inquadramento del modello delle Società Benefit e della Relazione annuale di impatto, richiamando il quadro normativo introdotto dalla Legge 208/2015.
Come evidenziato durante l’intervento, la Relazione Benefit rappresenta al tempo stesso uno strumento di comunicazione, trasparenza e pianificazione strategica. La normativa definisce infatti i contenuti da rendicontare – obiettivi e azioni realizzate, valutazione dell’impatto generato e obiettivi futuri – lasciando però alle imprese ampia libertà nella costruzione della narrazione e nella restituzione dei risultati. In questo senso, la Relazione diventa anche uno spazio di apprendimento organizzativo, nel quale raccontare con trasparenza non solo i risultati raggiunti, ma anche gli obiettivi non conseguiti e le azioni correttive intraprese.
L’intervento ha inoltre presentato alcuni dati della più recente Ricerca Nazionale sulle Società Benefit, che evidenziano come queste imprese registrino performance superiori rispetto alle aziende tradizionali sotto diversi profili: crescita del fatturato, capacità di innovazione, internazionalizzazione, qualità del lavoro e inclusività della governance.
Successivamente, Sara Ferraiolo di WAMI ha approfondito le principali novità introdotte dai nuovi Standard B Corp V2, illustrando l’evoluzione del sistema di certificazione e il crescente allineamento con il contesto normativo europeo in materia di sostenibilità e contrasto al greenwashing.
Tra gli elementi di maggiore rilevanza emersi durante l’incontro, il superamento del modello basato esclusivamente sul punteggio complessivo a favore di requisiti minimi obbligatori da soddisfare in tutte le aree di valutazione applicabili. Un cambiamento che richiede alle organizzazioni una maggiore capacità di raccolta delle evidenze, tracciabilità documentale e presidio dei processi interni.
I nuovi standard si articolano attorno a sette pilastri fondamentali:
- governance orientata agli stakeholder;
- azione climatica;
- giustizia ed equità;
- qualità del lavoro;
- diritti umani;
- tutela ambientale ed economia circolare;
- advocacy e azione collettiva.
Un approccio che riflette una crescente attenzione verso la misurazione rigorosa dell’impatto e la credibilità delle dichiarazioni aziendali.
La seconda parte dell’incontro è stata dedicata all’analisi della Relazione d’impatto di WAMI, presentata come caso studio per condividere strumenti, metodologie e buone pratiche utili alla redazione del documento. Per molte delle organizzazioni presenti, in particolare per quelle alle prime esperienze con la Relazione Benefit, il confronto con un caso concreto ha rappresentato un’occasione preziosa per comprendere come tradurre i requisiti normativi in una narrazione chiara, coerente e capace di generare valore.
La giornata si è conclusa con un’attività laboratoriale che ha coinvolto direttamente i partecipanti nella costruzione di risposte a tre sfide tipiche della rendicontazione d’impatto: valorizzare i risultati raggiunti, comunicare con trasparenza il mancato conseguimento di alcuni obiettivi e progettare nuove azioni di beneficio comune accompagnate da indicatori di monitoraggio.
La restituzione finale ha evidenziato la ricchezza di approcci presenti all’interno della Comunità di pratica. Alcuni gruppi hanno privilegiato una lettura fortemente orientata ai dati e ai KPI, mentre altri hanno posto l’accento sugli aspetti qualitativi, relazionali e di ascolto delle persone. Un confronto che ha confermato il valore della Comunità come spazio di apprendimento tra pari, capace di mettere in dialogo competenze, linguaggi e prospettive differenti per rendere l’impatto sempre più misurabile, credibile e generativo.
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