Il 9 luglio è stata pubblicata la graduatoria definitiva che annuncia i 16 progetti selezionati per il bando della Città di TorinoCultura e Imprenditorialità incardinate nell’Economia Circolare e nel Tessuto Urbano”, nell’ambito del PN Metro Plus e Città Medie Sud 2021–2027. 


Tra i progetti vincitori c’è anche RiTessiAMO, incentrato sul settore tessile. Il partenariato ideatore del progetto è composto da tre realtà del territorio che vantano una lunga esperienza nell’economia circolare in campo tessile-moda: la startup innovativa a vocazione sociale Atelier Riforma (come capofila), l’ente no-profit ODV Società di San Vincenzo De Paoli, con il suo emporio solidale ABITO, e l’azienda DBT Fibre, nella sua specifica divisione dedicata al riciclo, Closeoop.

RiTessiAMO è un progetto di economia circolare che vuole dare una nuova vita ai prodotti tessili usati e ridurre gli sprechi nel settore della moda. Ha due obiettivi principali:

  1. attivare l’intero ecosistema cittadino — aziende, artigianə, enti, cittadinə — attorno a una gestione sostenibile dei prodotti tessili
  2. trasformare una realtà no-profit torinese impegnata nella raccolta solidale di abiti in un modello operativo a scarto minimo. 

Il progetto partirà dalla creazione, presso Abito, di un sistema organizzato per selezionare i prodotti tessili che non possono essere donati, ma che sono invece idonei al riciclo. Con il supporto di Atelier Riforma e delle sue tecnologie, i materiali verranno suddivisi per fibra e colore e privati degli elementi che ne ostacolano il riciclo. Il materiale selezionato sarà poi inviato a DBT Fibre, a Biella, dove verrà riciclato in nuove fibre da re-immettere sul mercato.

Parallelamente, Abito e Atelier Riforma attiveranno un servizio gratuito per il recupero e la gestione circolare dei prodotti tessili dismessi da aziende ed enti del territorio. I materiali raccolti saranno in parte destinati a una rete di artigianə locali per attività di riuso e upcycling e in parte valorizzati attraverso strumenti digitali dedicati. Il progetto rafforzerà inoltre la sartoria di Abito, ampliando le attività di riparazione e trasformazione dei capi e organizzando corsi e laboratori gratuiti aperti alla cittadinanza.

Un’altra componente centrale sarà la sensibilizzazione sul consumo responsabile nella moda, attraverso incontri nelle scuole, eventi, workshop e campagne informative. Saranno proposte attività di formazione e consulenza gratuite anche ad aziende, professionistə e studenti del settore moda, con l’obiettivo di diffondere pratiche di eco-design e una gestione più sostenibile dei tessili.

“Si tratta di un progetto realmente pionieristico: non risultano esperienze analoghe in cui un ente no-profit dedito alla raccolta solidale di abiti disponga di tecnologie avanzate (come un lettore a spettroscopia NIR per l’identificazione delle fibre e una tecnologia di Intelligenza Artificiale per la digitalizzazione e messa in vendita automatica dei capi su un marketplace) unite a uno staff con volontari formati per preparare al riciclo fiber-to-fiber i tessili non idonei al riutilizzo. Una simile dotazione è stata finora prerogativa di grandi operatori industriali” – Elisa Valenti, coordinatrice di Abito.

Oggi gli abiti usati raccolti tramite donazioni o raccolta stradale vengono valorizzati principalmente attraverso il riutilizzo. Tuttavia, una quota sempre maggiore non è adatta a essere riutilizzata a causa della scarsa qualità dei capi, legata soprattutto alla diffusione del fast fashion. Questi materiali finiscono quindi in processi di recupero a basso valore, come la produzione di stracci e imbottiture, oppure vengono smaltiti o inceneriti. 

“Il riciclo fiber-to-fiber, che permette di rigenerare nuove fibre a partire dai rifiuti tessili è ancora poco diffuso, soprattutto sui tessili post-consumo, perché richiede materiali accuratamente selezionati per composizione e colore e la rimozione di elementi come bottoni e zip. Per questo motivo, oggi meno dell’1% dei tessili viene effettivamente riciclato in nuove fibre” – Federico De Martini, CEO di DBT Fibre.

Inoltre, le attività di selezione e preparazione dei tessili sono articolate e manuali e perciò vengono spesso svolte all’estero, con una filiera poco efficiente sia dal punto di vista economico che ambientale. Per questo l’Unione Europea sta promuovendo lo sviluppo di sistemi di raccolta, selezione e riciclo più locali e circolari, capaci di ridurre sprechi, costi e impatti ambientali.

“Valorizzando competenze territoriali, il modello circolare di RiTessiAMO sarà quasi a km 0 (raccolta, cernita, disassemblaggio, riciclo e filatura entro 80 km): in una filiera altamente globalizzata (e opaca) come quella del tessile post-consumo, questo è un obiettivo ambiziosissimo, che costruisce per Torino e il Piemonte un caso di best practice internazionale” Elena Ferrero, CEO di Atelier Riforma.

Il progetto avrà un budget complessivo di poco meno di 125.000 € e si articolerà su 10 mesi (da settembre 2026 fino a giugno 2027).

Le attività pianificate nell’ambito di RiTessiAMO sono state annunciate il 2 luglio in un talk durante la Torino Fashion Week 2026, appuntamento internazionale annuale dedicato al settore moda che si svolge nel capoluogo piemontese.