Sempre più spesso, chi resta ai margini del mercato del lavoro non lo fa per mancanza di volontà, ma per assenza di occasioni reali in grado di fornire una seconda opportunità a chi vuole rimettersi in gioco.


È in questo contesto che nasce il corso di Giardinaggio Urbano promosso da Orienta che ha coinvolto alcuni ex detenuti della città per fornirgli nuove competenze pratiche e nuove occasioni lavorative.

Si tratta infatti di un’iniziativa che ha saputo coniugare inclusione, competenze e impatto concreto sul territorio. Una seconda occasione costruita su competenze pratiche, accompagnamento e fiducia.

Il corso, realizzato in collaborazione con l’impresa a vocazione sociale Ridaje e finanziato dal fondo Forma.Temp, si è concluso lasciando un segno non solo su chi è stato direttamente coinvolto, ma anche per la comunità circostante.

Da un lato, infatti, i partecipanti hanno acquisito competenze professionali spendibili, utili soprattutto a rimettersi al centro di un progetto di vita e di lavoro. Dall’altro, è stato e sarà fondamentale per la comunità torinese, in quanto si tratta di un investimento sul benessere urbano, sulla cura degli spazi comuni e su un’idea di sviluppo che non esclude, ma integra. Non si tratta solo di manutenzione del verde, ma di prendersi cura di luoghi condivisi, trasformandoli in occasioni di incontro e rigenerazione. Ed è proprio qui che la formazione incontra la cittadinanza attiva e diventa uno strumento di coesione sociale.

Il vero plus, poi, è il passaggio dalla formazione all’inserimento lavorativo poiché, al termine del percorso, i partecipanti hanno iniziato un’attività lavorativa con Orienta, occupandosi della cura del verde per alcune aziende. Un risultato non scontato, che dimostra come la formazione possa essere efficace solo quando è pensata fin dall’inizio come parte di un progetto occupazionale più ampio.

Il ruolo di Orienta: oltre l’intermediazione

Per Orienta, l’organizzazione di questo corso conferma una visione che va oltre il semplice incontro tra domanda e offerta di lavoro. Investire in percorsi formativi inclusivi significa assumersi una responsabilità più ampia che accompagna le persone nei momenti di transizione, ne valorizza il potenziale e costruisce opportunità che abbiano effetti duraturi.

L’iniziativa dimostra come l’inclusione, quando è concreta, non resti confinata nei principi, ma si traduca in processi strutturati, collaborazioni territoriali e risultati misurabili. È un modello che invita a riflettere su come la formazione professionale possa diventare uno strumento di politica sociale attiva, capace di generare valore economico e umano allo stesso tempo.