Giovedì 9 aprile, presso il Circolo dei lettori di Torino, si è tenuto l’evento “Società Benefit: essere, diventare, raccontarsi. Un percorso condiviso tra identità e impatto sociale”. L’iniziativa è inserita nel programma nazionale di informazione e formazione promosso dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con il supporto di Unioncamere e Si.Camera, che ha puntato ad accompagnare imprese e professionistə nel percorso di costituzione o trasformazione verso Società Benefit.


Sessione del mattino

La mattinata è stata dedicata ad approfondire dati, pratiche territoriali e strumenti per la misurazione dell’impatto, con la moderazione di Irene Maddio-Rocco (Torino Social Impact).

L’incontro si è aperto con i saluti istituzionali di Simona De Giorgio (Coordinamento Comitato per l’imprenditorialità sociale della Camera di commercio di Torino e Torino Social Impact), Miura Fanello (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) e Marilina Labia (Responsabile Area Assistenza tecnica per la Pubblica Amministrazione Si.Camera). Un focus particolare è stato posto sul supporto alle Società Benefit dal punto di vista istituzionale e attraverso la Benefit Competition.

Quest’ultima rappresenta un’iniziativa pionieristica nel panorama italiano, essendo la prima competizione nazionale specificamente dedicata alle Società Benefit del nostro Paese. Promossa dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, l’iniziativa nasce dalla volontà di dare visibilità e riconoscimento alle migliori esperienze imprenditoriali che hanno abbracciato il modello delle società benefit, dimostrando come sia possibile coniugare successo economico e impatto sociale positivo.

Successivamente, Claudia Sanesi (Segretario Generale della Camera di commercio di Brindisi- Taranto) è intervenuta nel panel “Il fenomeno delle società benefit: numeri e pratiche territoriali”, offrendo una panoramica dei dati e dell’evoluzione del modello Benefit, dalla prima normativa Benefit — che risale a 10 anni fa — a oggi. Ha raccontato come il modello si è evoluto e quali sono i dati dell’Osservatorio della Camera di commercio di Brindisi-Taranto, a livello nazionale e locale.

Emiliano Giovine (Responsabile del team ESG & Legal Impact presso lo studio RPLT e Direttore Scientifico del pillar Legal Impact presso Cottino Social Impact Campus) ha poi approfondito e illustrato l’efficacia della misurazione di impatto per le SB, oltre che come obbligo di legge, con un intervento dal titolo “La misurazione d’impatto per le Società Benefit”.

Successivamente, il panel “Fit4benefit: un percorso di allenamento all’essere Società Benefit”, ha coinvolto le quattro Società Benefit che hanno co-progettato con Torino Social Impact la Comunità di pratica delle Società Benefit Fit4benefit e che vi hanno preso parte attivamente fin dal principio. Tra queste, Emanuela De Sabato (Futura Law Firm SB), Alice Umbrella (BDFL Torino STP SB), Micol Burighel (Amapola SB) e Nadia Lambiase (Mercato Circolare SB) hanno condiviso alcune riflessioni sulle caratteristiche che oggi contraddistinguono le Società Benefit del network torinese, sulle principali sfide per chi sceglie questo modello e su ciò che ancora manca per sostenerne la crescita. Hanno inoltre approfondito in che modo il lavoro in un ecosistema possa facilitare il percorso verso modelli di impresa più sostenibili e come, concretamente, ci si “alleni” a essere una Società Benefit.

L’ultimo panel ha infine presentato i lavori della Comunità di pratica del pomeriggio, con un focus sulla relazione tra Torino Social Impact, Unione Industriali e la cornice del Salone della CSR in cui l’incontro si è realizzato. Una collaborazione che ha voluto suggellare l’importanza del lavorare insieme.

Come ha raccontato Lorena Di Maria (Torino Social Impact): “Il significato di questa collaborazione parte da un intento condiviso: unire le forze per fare meglio insieme, mettere in comune reti e competenze, fare in modo che quanto emerge dalla Comunità di pratica — conoscenze, strumenti e soluzioni — non resti confinato agli incontri, ma diventi patrimonio condiviso, aprendo nuove traiettorie di apprendimento”.

Rossella Sobrero ha inoltre illustrato il tema del Salone della CSR e dell’innovazione sociale, intitolato quest’anno “Andare oltre”, affermando che “la sostenibilità deve essere trasformativa, se non genera un cambiamento non è trasformativa. Essere sostenibili deve essere un piacere, deve essere desiderabile. La sostenibilità si fa sui territori, quindi bisogna far star bene le persone e le imprese, condividere con l’ecosistema”.

Sessione del pomeriggio

Nel pomeriggio si sono tenuti i lavori della Comunità di pratica Società Benefit, nel suo terzo appuntamento del 2026, dal titolo “Comunicare benefit tra identità, valore e impatto”, realizzato in collaborazione con il Salone della CSR e dell’innovazione sociale e l’Unione Industriali Torino.

L’obiettivo è stato interrogarsi su che cosa significhi comunicare bene oggi, approfondendo, attraverso una parte teorica e formativa, come valorizzare in modo credibile e consapevole l’impegno sociale e ambientale dell’impresa.

Rossella Sobrero, del Gruppo promotore del Salone della CSR, ha inizialmente curato un momento formativo dedicato alla comunicazione come leva per promuovere i valori dell’organizzazione. Nel suo intervento ha approfondito il concetto di brand activism, presentando alcuni esempi emblematici di comunicazione efficace della sostenibilità, tra cui Patagonia, Almo Nature, Banca Etica, NaturaSì. Ha poi affrontato il passaggio dal green marketing al greenwashing, richiamando casi storici e mettendo in luce le diverse sfumature del washing, oltre a fornire indicazioni su come comunicare la sostenibilità evitando questo rischio.

Come ha illustrato, la sostenibilità è sempre più un fattore di competitività e, in particolare per le Società Benefit, rappresenta un driver strategico, una scelta che per essere efficace deve essere comunicata in modo sincero, autentico, misurato. Ogni impresa, anche se non è Benefit, per essere accettata come attore sociale deve definire il proprio purpose, il perché più profondo, la ragione per cui un’organizzazione esiste. Un purpose chiaro fornisce le basi su cui costruire il come (la cultura organizzativa, l’esperienza e il know-how) e il cosa (prodotti o servizi offerti). Chiarire lo scopo sociale aiuta a definire il percorso verso il successo sostenibile e migliora gli asset intangibili dell’organizzazione.

Un focus è stato dedicato anche alla crescente attenzione verso la “S” di Esg, oggi sempre più centrale: oggi si chiede alle imprese non solo di ridurre l’impatto ambientale ma anche di investire nella dimensione sociale. Un impegno che riguarda la relazione con i dipendenti e, più in generale, il contributo per il miglioramento della vita delle persone. Crescono i patti di comunità tra imprese, istituzioni, ETS per realizzare iniziative che rafforzano la coesione sociale e l’inclusione.

Successivamente si è svolta l’attività laboratoriale, a cura di Micol Burighel (Responsabile comunicazione Amapola) e Anna Filippucci (Executive Account Area Reporting Amapola). Per l’occasione, abbiamo lavorato su come costruire una comunicazione chiara e credibile del proprio essere benefit, individuando anche gli strumenti più adatti attraverso cui veicolare il proprio messaggio.

Ogni gruppo ha lavorato come un piccolo team di comunicazione, incaricato di accompagnare l’azienda assegnata nel racconto della propria identità di Società Benefit. L’obiettivo è stato definire dei messaggi chiave capaci di comunicare in modo chiaro, credibile ed efficace cosa significasse, per quell’azienda, essere Benefit, indicando anche gli strumenti più adatti attraverso cui veicolarli. Non inventare slogan pubblicitari, ma costruire messaggi solidi, coerenti e concretamente utilizzabili.

Nel suo complesso, l’incontro ha testimoniato l’importanza di costruire un percorso sinergico tra livello nazionale e dimensione locale, capace di rafforzare e diffondere la cultura Benefit attraverso strumenti, visioni e pratiche condivise.