Si è conclusa oggi l’edizione 2025 del Social Enterprise Open Camp, che si è svolta tra Torino, Cuneo e Pollenzo, con Torino Social Impact tra i partner di sistema.

Il SEOC è un camp internazionale dedicato all’imprenditorialità sociale e al cambiamento sistemico. Nasce come spazio di lavoro strutturato in cui aspiranti e attuali social entrepreneur, facilitatori, investitori, fondazioni e organizzazioni partner condividono tempo, metodo e responsabilità. L’edizione 2025 lo ha dimostrato chiaramente: 240 borse di studio assegnate, un pubblico costruito con attenzione su base intergenerazionale e internazionale, e il contributo attivo di oltre 40 partner, tra cui Torino Social Impact. Oltre 450 partecipanti, provenienti da più di 40 Paesi, hanno lavorato intensamente su idee, progetti e visioni di impresa sociale, con l’obiettivo di trasformare l’ispirazione in azione e l’azione in cambiamento duraturo.

Quattro giorni intensi in cui imprese sociali, enti e fondazioni si sono confrontati in workshop intensivi e plenarie con relatori visionari come Otto Scharmer, Senior Lecturer MIT & Founding Chair del Presencing Institute; Patrice Schneider, Chief Strategy Officer Media Development Fund; Adama Sanneh, CEO & Co-founder, Moleskine Foundation; Mario Calderini, Full Professor al Politecnico di Milano e Portavoce Torino Social Impact; e Peter Holbrook, CEO, Social Enterprise UK.

Da un lato, si è sottolineata l’importanza di affermare sempre di più il modello dell’impresa sociale, che pone al centro la persona e il pianeta, promuovendo un reale cambiamento sistemico nei paradigmi economici e investendo sul potere trasformativo dell’innovazione, della cultura, della costruzione di partnership. Dall’altro, si è discusso il cambiamento in atto nel mondo della filantropia, con la transizione da un approccio centrato sulla rendicontazione finanziaria a un modello basato sulla fiducia e sulla valutazione dell’impatto sociale e ambientale generato, concentrando tutti gli attori sugli obiettivi e riducendo il carico amministrativo che ostacola una cultura dei risultati di medio e lungo periodo.

Il dibattito ha toccato anche temi legati ai territori, al place-based funding e al community engagement, esplorando come i principi dell’impatto possano guidare la rigenerazione urbana e la progettazione del futuro delle comunità. Cultura e creatività sono state indicate come motori essenziali di trasformazione sociale, generazione di opportunità, emancipazione delle persone più marginalizzate e attivazione delle comunità. I workshop hanno permesso di avanzare concretamente progetti e approcci relativi all’abitare, all’innovazione, alle aree interne, alla fruizione di patrimonio e ambiente, alla disabilità, all’educazione e molti altri temi.

È stato un privilegio ospitare il Social Enterprise Open Camp – TOGETHERNESS – Cultivating Systemic Change, che ha proposto una formula di formazione intensiva e residenziale, con un programma ricco di workshop e sessioni plenarie sulle tematiche più attuali dell’imprenditoria sociale e dell’impact investing.