Il 4 giugno a Torino, VITA porta al centro del dibattito pubblico la grande fuga dal lavoro sociale, con un confronto a partire dal nuovo numero del magazine, Social worker, senza di loro perdiamo tutti, e dal Manifesto del lavoro sociale, promosso insieme a 75 grandi organizzazioni della società civile. L’appuntamento è fissato per le 18 all’Housing Giulia via F. Cigna 14/L, Torino.


C’è una crisi silenziosa che attraversa il welfare italiano: è sempre più difficile trovare e mantenere in organico figure come educatrici ed educatori, assistenti sociali, operatrici e operatori sociosanitari, operatori a bassa soglia, psicologhe e psicologi, professioniste e professionisti della cura, infermiere e infermieri, oss. Non per scelta, ma per esaurimento di energie, di riconoscimento, di prospettive. Chi resta, con fatica e talvolta rabbia, continua a essere un supporto decisivo per comunità, famiglie fragili, servizi pubblici e privati. Ma per quanto ancora?

Se “sociale” significa tenere insieme ciò che rischia di rompersi: comunità, relazioni, servizi, soggetti fragili, significa anche creare un sistema economico che merita di essere conosciuto e sostenuto ben oltre i confini di chi ci lavora dentro. Eppure proprio chi ogni giorno rende possibile tutto questo oggi è sempre più sotto pressione: figure poco riconosciute e sempre più difficili da trattenere.

Lo racconta il direttore Stefano Arduini, nel suo editoriale, del numero di maggio diVITA magazine – in cui trovare tutti i numeri del fenomeno e un’approfondita inchiesta sulla crisi del lavoro sociale −, dal titolo Social worker, senza di loro perdiamo tutti: «I soggetti dell’economia sociale nascono con una vocazione precisa: generare sviluppo sociale e sviluppo economico. Si dice “sociale” perché la ricchezza che producono non appartiene a un individuo, ma diventa patrimonio condiviso, valore che resta a disposizione di una comunità e delle generazioni future».

Da questa consapevolezza è nato il Manifesto del lavoro sociale, promosso da VITA insieme a 75 grandi realtà del Terzo settore e della società civile, pubblicato nel numero del magazine con l’obiettivo di riportare al centro del dibattito chi ogni giorno, con competenza e responsabilità, rende possibile il patto civile che tiene insieme le nostre comunità. Il Manifesto parte da una convinzione semplice: difendere chi si prende cura significa difendere il benessere della società civile. Un documento che chiede di riconoscere il lavoro sociale come un lavoro qualificato, non solo vocazionale o solo femminile; di garantire condizioni economiche più eque a chi opera nei servizi di cura; di considerare finalmente il welfare non come un costo da comprimere, ma come uno degli investimenti più strategici per il futuro del Paese: «Alla radice di questo modello c’è un’istanza di giustizia sociale che non è mai venuta meno, con tutti i suoi alti e bassi. Una giustizia che non è un concetto astratto, ma si sostanzia di interventi nel reale: prende avvio dai problemi delle persone, propone soluzioni, le mette in opera, tessendo e ricostruendo legami sociali» – dichiara Stefano Arduini, direttore di VITA – «Lo fa attraverso una pratica democratica di partecipazione, mettendo al centro non l’individuo isolato, ma le persone e le relazioni tra esse. L’aggettivo “sociale” non è un cappello valoriale messo sopra i bilanci: è la cifra che dichiara una visione del mondo, della politica e della stessa economia. È il modo in cui si decide cosa fare, come farlo, con chi, e perché».

Per portare questa riflessione in una dimensione pubblica e collettiva, VITA ha scelto Torino, città che negli ultimi anni ha saputo costruire esperienze significative sui temi dell’innovazione e dell’economia sociale, del welfare di prossimità e della rigenerazione urbana. Ma al contempo la città capoluogo di una regione in forte stress sul fronte della spesa sociale e della tenuta dei servizi.

L’appuntamento è fissato per il 4 giugno alle ore 18.00 presso l’Housing Giulia di via F. Cigna 14/L, Torino, spazio di comunità e dell’abitare sociale, che ospiterà un confronto tra istituzioni, fondazioni, organizzazioni sociali e protagonisti del numero di VITA. Non mancheranno, tra gli ospiti, rappresentanti della città di Torino, della Regione Piemonte, del Terzo settore. Saranno presenti, tra gli altri: Michela Favaro, vice sindaca di Torino; Mario Calderini, portavoce di Torino Social Impact; Roberta Delbosco, Responsabile dell’Area Welfare e Territorio-Cura, Fondazione Cassa di Risparmio Torino; Giusi Biaggi, presidente del consorzio nazionale Cgm; Alessia Minuz, presidente cooperativa sociale Koinè; Alice Caimi, assistente sociale e divulgatrice e Maria Gigantino, program manager della cooperativa sociale Giuliano Accomazzi.

L’evento dal titolo Lavoratori del sociale, fare senza non si può è a ingresso libero ed è possibile partecipare registrandosi al link dedicato.