Un pomeriggio di confronto sul ruolo della valutazione e della misurazione dell’impatto per le Società Benefit, con un approfondimento sulle diverse metodologie e sugli strumenti pratici applicabili: questo il focus del nuovo appuntamento di Fit4Benefit.
Ospitato da Va Lentino srl SB, negli spazi di Imbarchino, l’appuntamento ha coinvolto 14 organizzazioni in una sessione formativa e di confronto dedicata al tema.
Condotto da Amapola e Mercato Circolare, l’incontro si inserisce nel più ampio percorso della Comunità di pratica Società Benefit, realizzata in collaborazione con Unione Industriali Torino e co-progettata insieme alle Società Benefit Amapola, BDFL Torino STP SB, Futura Law Firm e Mercato Circolare, con il contributo della Camera di commercio di Torino e della Fondazione Compagnia di San Paolo.
Dopo i saluti introduttivi di Torino Social Impact, a cura di Lorena Di Maria, Nadia Lambiase di Mercato Circolare ha coinvolto i partecipanti a partire da una domanda guida: “Quale parola chiave ti viene in mente se pensi all’impatto?”
La riflessione è partita da una parola: cambiamento.
L’impatto può essere definito come il cambiamento sociale, ambientale o economico generato da un’organizzazione, un’attività, un progetto o un intervento. Comprenderlo significa quindi andare oltre la rilevazione delle attività svolte e interrogarsi sugli effetti prodotti nel tempo sulle persone, sulle comunità e sul territorio.
In questa prospettiva, la valutazione d’impatto può diventare una leva per il miglioramento continuo e l’innovazione, mettendo a disposizione dati ed evidenze utili a supportare le decisioni e a sperimentare nuove soluzioni. Può inoltre rafforzare il dialogo con gli stakeholder e consolidarne la fiducia, sostenendo una narrazione dell’impatto fondata su elementi concreti.
Da qui emerge un secondo elemento centrale condiviso durante l’appuntamento: non esiste una metodologia di valutazione dell’impatto migliore in assoluto.
Come ha sottolineato Anna Filippucci di Amapola, la scelta dello strumento dipende dallo scopo della valutazione, dall’oggetto che si vuole analizzare, dai dati disponibili, dagli stakeholder da coinvolgere e dal livello di maturità dell’organizzazione.
La domanda da porsi non è quindi “qual è il metodo migliore?”, ma “qual è il metodo più adatto a questo specifico caso?”.
È stata quindi proposta una panoramica di diversi metodi e approcci alla valutazione d’impatto: dall’approccio narrativo alla teoria del cambiamento, dallo SROI al B Impact Assessment, fino alla matrice del bene comune.
L’obiettivo era mostrare la varietà degli strumenti disponibili e l’importanza di individuare una metodologia coerente con le proprie esigenze, valutando anche la possibilità di integrare più approcci e valorizzarne i diversi punti di forza.
Amapola ha poi presentato un’esperienza di valutazione dell’impatto realizzata nel 2025 attraverso la metodologia SROI. Il caso ha permesso di approfondire il percorso seguito, le ragioni alla base della scelta dello strumento, le modalità di applicazione e gli apprendimenti emersi.
La riflessione metodologica è stata portata anche sul terreno della pratica attraverso un’attività laboratoriale. Le organizzazioni, suddivise in gruppi, si sono confrontate sulle metodologie e sugli strumenti di valutazione utilizzati nelle proprie esperienze, condividendone punti di forza e criticità. Alcune tracce comuni hanno guidato lo scambio, favorendo il confronto tra approcci differenti e il peer learning, prima della restituzione finale in plenaria.
La discussione si è infine spostata su una questione più ampia: come definire il valore generato da un’organizzazione?
Da questa domanda è emersa la necessità di un cambiamento culturale, capace di riconoscere forme di valore che non possono essere interamente tradotte in termini monetari. Una riflessione particolarmente significativa per le Società Benefit, chiamate a tenere insieme dimensione economica, sociale e ambientale.
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