Si è svolto il 5 febbraio il primo appuntamento della Comunità di pratica dedicata alle Società Benefit, promossa da Torino Social Impact e realizzata in collaborazione con Unione Industriali, con la co-progettazione delle Società Benefit Amapola, BDFL Torino S.T.P. SRL, Futura Law Firm e Mercato Circolare, e con il contributo della Camera di commercio di Torino e della Fondazione Compagnia di San Paolo.
L’iniziativa, giunta alla sua terza edizione e prima Comunità di pratica attivata da Torino Social Impact, ha coinvolto complessivamente 27 partecipanti provenienti dall’ecosistema TSI e da Unione Industriali, tra Società Benefit e aziende interessate a comprendere il modello e le sue implicazioni operative nel tempo.
La sessione teorica ha offerto un inquadramento sul modello benefit, con particolare attenzione agli obiettivi di beneficio comune e alla loro integrazione nella Relazione di Impatto. È stato inoltre approfondito come tali obiettivi possano evolvere nel tempo in relazione alla crescita organizzativa e allo sviluppo strategico dell’impresa.
La seconda parte dell’incontro ha coinvolto le organizzazioni in un lavoro guidato sugli SDGs, focalizzato sulla definizione degli obiettivi da inserire nella Relazione di Impatto.
Il quadro normativo e culturale delle Società Benefit
Durante l’incontro, l’intervento di Emanuela De Sabato (Futura Law Firm) ha ripercorso l’origine del modello in Italia, introdotto con la Legge di Stabilità 2016, che ha ampliato l’oggetto sociale delle imprese consentendo di integrare finalità di beneficio comune accanto allo scopo di lucro. Essere Società Benefit non significa svolgere attività filantropiche, ma perseguire il profitto in modo responsabile e trasparente, valutando sistematicamente l’impatto sugli stakeholder e impegnandosi a ridurre gli effetti negativi e amplificare quelli positivi.
È stato sottolineato come la Relazione di Impatto rappresenti un obbligo di legge, deliberato dal consiglio di amministrazione e allegato al bilancio societario, e come il modello Benefit richieda un’evoluzione culturale e organizzativa capace di tradurre i valori in pratiche concrete.
Le testimonianze: dalla formalità alla sostanza
Le esperienze delle organizzazioni partecipanti hanno restituito prospettive operative differenti.
GreenMar, con la testimonianza di Emanuela Barreri, ha evidenziato la sfida di trasformare l’oggetto sociale Benefit in pratica concreta, sottolineando come molte PMI percepiscano ancora il modello come un obbligo normativo più che come una leva strategica.
Va Lentino, attraverso l’intervento di Umberto Ascheri, ha raccontato un percorso di integrazione degli obiettivi di beneficio comune all’interno di un piano strategico quinquennale basato sulla theory of change, con azioni orientate alla rigenerazione di spazi, all’inclusione sociale e all’innovazione culturale.
A chiusura delle testimonianze, è stata proposta un’analisi guidata di un oggetto benefit per individuare criticità e opportunità di miglioramento.
Un laboratorio pratico per definire gli obiettivi da inserire nella Relazione di Impatto
L’ultima parte dell’incontro è stata dedicata a un’attività laboratoriale durante la quale le organizzazioni sono state suddivise in tre gruppi di lavoro. A ciascun gruppo è stato proposto il profilo di una Società Benefit, con un oggetto statutario ispirato agli SDGs.
Partendo da questi profili, i gruppi hanno analizzato i contenuti statutari per individuare obiettivi annuali concreti di beneficio comune da inserire nella Relazione di Impatto, confrontandosi su coerenza strategica, misurabilità e applicabilità operativa.
L’attività ha favorito uno scambio di prospettive e strumenti, mettendo in evidenza le sfide e le opportunità che accompagnano la traduzione degli impegni statutari in azioni e risultati monitorabili nel tempo.
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