L’intelligenza artificiale sta cambiando la comunicazione. Ma sta migliorando la qualità della nostra comunicazione, oppure sta semplicemente rendendo più veloce la produzione di contenuti?

È a partire da queste domande che si è avviato l’incontro congiunto della Comunità di pratica Parità di genere e Comunicazione, che si è tenuto il 30 giugno presso gli spazi di CasArcobaleno, presidio e polo integrato di servizi di interesse pubblico rivolti alla popolazione LGBTQIA+ e alla cittadinanza tutta.


L’incontro è stato dedicato al tema AI e comunicazione: etica, inclusione e persona al centro: un’occasione di confronto su come l’intelligenza artificiale stia trasformando linguaggi, pratiche e processi comunicativi, approfondendo opportunità e criticità legate al suo utilizzo nei contesti professionali e organizzativi, con un’ottica people first.

Come introdotto da Monica Cerutti, alla guida della Comunità di pratica, un cambiamento che non riguarda soltanto la velocità o l’automazione della produzione di contenuti, ma il modo in cui costruiamo significati, fiducia, relazioni e rappresentazioni. L’AI può generare testi, immagini e output complessi, ma sono le persone a costruire relazioni. Per questo il concetto di human in the loop non riguarda il rifiuto della tecnologia, ma la responsabilità di chi progetta, sceglie, interpreta e comunica.

L’intelligenza artificiale, infatti, non possiede valori, esperienza o conoscenza profonda dei contesti: apprende dai dati, e i dati possono riflettere stereotipi, squilibri, assenze e discriminazioni. In questa prospettiva, ogni parola, immagine e scelta comunicativa continua ad avere un peso. L’AI tende a riprodurre ciò che è statisticamente più frequente; le persone possono invece scegliere ciò che è culturalmente più giusto, costruendo rappresentazioni più inclusive e consapevoli.

L’incontro è stato co-progettato con Collettivo Freeco, realtà di freelancing collaborativo che promuove autodeterminazione, pluralità, sostenibilità ed etica lavorativa per le persone libere professioniste. Allegra Caputo di Collettivo Freeco ha esplorato esempi concreti e spunti operativi per un uso consapevole dell’AI, approfondendo anche come questi strumenti possano supportare processi, servizi e progettualità capaci di generare impatto sul tessuto sociale.

La riflessione ha toccato alcuni aspetti centrali: la qualità degli input, secondo il principio garbage in, garbage out; l’attenzione ai dati sensibili e alla loro anonimizzazione; il rischio di sovraccarico cognitivo legato all’uso simultaneo di troppi strumenti; e la necessità di non usare l’AI solo per confermare le proprie idee, ma anche per far emergere criticità, alternative e punti ciechi.

Tra gli esempi presentati anche Afroféminas GPT, esperimento sviluppato da Antoniette Torres Soler a partire da testi del pensiero nero e decoloniale, un caso che mostra come anche la progettazione dei sistemi di AI possa essere orientata da scelte culturali, politiche ed etiche precise.

A seguire, si è aperto un momento di confronto tra le persone partecipanti, che hanno condiviso riflessioni, esperienze e punti di vista a partire dagli stimoli emersi durante l’incontro.

La seconda parte dell’incontro è stata dedicata alla testimonianza di SynDiag, realtà fem-tech italiana che sviluppa dispositivi medici con AI. Nata per potenziare la diagnosi precoce del tumore ovarico, l’azienda mette la propria tecnologia al servizio dell’innovazione nella salute femminile.

A intervenire è stata Sabrina Scarpati, Sales & Business Development Manager, che ha illustrato il caso di OvAi Focus, dispositivo medico software marcato CE in cloud che supporta la refertazione attraverso l’elaborazione di video e immagini ecografiche. Il dispositivo si fonda su tre pilastri: 

  1. Digitalizzazione,
  2. Intelligenza artificiale
  3. Telemedicina

L’obiettivo è migliorare l’accesso all’esame ecografico ginecologico, la qualità della diagnosi e la tempestività di risposta nei casi complessi.

Un caso applicativo già avviato riguarda la Regione Friuli Venezia Giulia, dove il modello contribuisce a migliorare la qualità e completezza dei referti, ottimizzare la gestione ambulatoriale e rendere più efficiente il percorso della paziente.

In chiusura, è stata presentata anche l’iniziativa Mind the Health Gap, laboratorio digitale promosso da SynDiag e Idem – Mind The Gap, dedicato al tema della salute femminile come leva di parità di genere nei luoghi di lavoro.

L’incontro ha confermato come l’intelligenza artificiale non possa essere affrontata solo come questione tecnica. È una questione culturale, organizzativa, etica e democratica. La sfida non è semplicemente usare meglio l’AI, ma capire come possa rafforzare la capacità delle persone di comprendere, partecipare e costruire comunità.